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donna angelo

Ero in ritardo. Ero fottutamente in ritardo. Stavo cercando in cellulare dentro la cartella. Avevo timore che me l’avessero rubato. Stavo su una terrazza che dava sul mare. Era una terrazza di legno, moderna. Con i tavolini alla moda. Le persone che bevono il loro cocktail. Aspettando la serata che doveva iniziare. Io però non ero lì per divertirmi. Poco sotto c’era la palestra in cui dovevo andare. In cui dovevo, per forza, allenarmi. Ero in ritardo… e… arriva lei. E’ stupenda, come sempre. Ha un sorriso caldo, di quelli che ti investono. Il sorriso di chi è felice. Di chi è viva. Di chi è in pace con se stessa. Di chi sta vivendo la vita che vuole, la vita che ha scelto per se stessa. E’ con una ragazza. Forse è la sua fidanzata. Forse è una sua amica. Continuo a cercare nervosamente il cellulare nella cartella.

Sai quando sei impietrito? Quando vorresti fare una mossa. Anche minima. Fare qualcosa. Parlarle. Ritrovare un contatto. Dirle che ancora la ami. Ancora… dopo 3 e passa anni. Dirle che è tua. O beh… che sei ancora suo. Che non importa quante ragazze hanno fatto sesso con te. Non importa quanto sei migliorato. L’hai fatto solo per… per quei 5 minuti. Quei 5 minuti in cui lei ti guarda, ti vede e ti saluta.

Lei ti vede. Sei proprio di fronte a lei. Non può ignorarti. La vedi che dice all’amica di aspettare un attimo. Si avvicina, ti sorride e ti saluta. Da vicino è ancora bellissima. La abbracci. E rimanete lì, abbracciati. Mentre ti chiede come stai. E non riesci a dire altro che: “bene. Sto benissimo”. Ed è una sensazione fantastica. E’ come se riuscissi a respirare ancora. E sai che tanto non durerà. Non durerà, perché hai troppo bisogno di quell’abbraccio. Perché fa ancora la differenza. Perché…

ti svegli.

Ti svegli guardando il soffitto e ti chiedi che senso abbia la tua vita. Cerchi di chiudere gli occhi. Di riaddormentarti. Di riprenderla. Di riaverla, tra le tue braccia. Ma è andata. Andata.

E’ un mese che cerchi, disperatamente, di uscire con ragazze alla ricerca di qualcuna che ti abbracci. Qualcuna che ti dia affetto. Qualcuna che ti dica… Filippo, va bene così. Hai bisogno di qualcuna che ti completi. Qualcuna che non ti lasci solo. Ti senti terribilmente isolato. Quasi che non sei degno di amore. Quasi che così, come sei, non vai bene.

E Tinder, beh. Tinder è spietato. Devi chattare. Devi parlarci. Devi mettere in gioco te stesso veramente. Non è come il dance game. Non è come il dance game dove basta fare una piroetta e pedalare. Una piroetta, bacio e poi si va diretti a casa mia. E lì possono succedere mille cose. Mille cose. Può arrivare l’amica, il cugino, chissà cosa. Ma una volta che la isoli, è fatta. E’ quasi meccanico, procedurale. Semplice.

In Tinder… beh. Devi parlare. Non basta sembrare figo. Atteggiarti a una persona che non sei. Non puoi mettere una maschera. Non puoi… a lungo. A una certa le tue insicurezze, i tuoi bisogni… emergono. E la senti. La senti che fino a qualche minuto prima era interessata a te. Fino a qualche minuto prima ti stava scegliendo… e poi crolla. Crolla tutto. Crolla perché, ancora una volta, hai cercato di forzare l’interazione. Eri convinto che potesse renderti felice. E hai spinto. Troppo.

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Rimanere da soli

rimanere soliLa tua più grande paura è rimanere da solo. Sei convinto di aver bisogno di lei. Sei convinto che lei sia la tua salvezza. Sei convinto che lei possa finalmente liberarti dalle tue paure. Sei convinto che è lei la fonte di affetto e protezione di cui hai bisogno. Ed è ancora più brutto realizzare che hai sedotto finora facendo esattamente il contrario. Ponendoti come opzione per ragazze che cercavano la stessa cosa. Cercavano qualcuno che le volesse bene. Che riempisse un buco. Che ci fosse, per loro.

Guardi il soffitto e… beh, ormai è passato. Ormai quasi non sai cosa si prova ad amare così tanto una ragazza. Quasi non ti ricordi neanche più cosa voglia dire fare un sesso così bello. E’ passato del tempo, troppo tempo. Da quando hai amato così tanto una ragazza. Da quando ha fatto così tanto una differenza per te. E sei… sopravvissuto.

Pensi al cinese che ti diceva che la tua vita è un flagello. Una vendetta, contro te stesso. E cominci a pensare che avesse ragione. Non hai bisogno di una fidanzata. Non hai bisogno di qualcuno che ti ami. Hai bisogno di amare te stesso, come prima cosa. Di rispettarti. Di smetterla di violare te stesso alla ricerca di qualcuno che ti faccia sentire completo. Ti faccia sentire speciale, diverso. Migliore dei tuoi amici. Solo perché tu riesci a sedurre e loro no.

Di recente ho deciso di provare a fare nofap. Ovvero non masturbarsi con l’obiettivo di aumentare il focus, le energie e le erezioni. Volevo vedere se cambiava qualcosa a livello di game. E’ cambiato. Parecchio.

Non masturbarsi

no faaapMi sono dato come obiettivo ottobre. Avevo già tagliato i porno da tempo, guardandoli solo molto raramente. Mi masturbavo già una volta massimo due a settimana. Dovevo rendere sul campo, non potevo masturbarmi come un folle.

Inizialmente l’ho presa sottogamba. Ho pensato: “tanto è improbabile se non impossibile che non faccio più sesso ora di ottobre”. Si, è improbabile. Ma… ma ha cominciato a essere mentalmente devastante. Dopo una settimana e mezza ho avuto il picco di testosterone.

Mal di testa costante. Nervosismo a palla. Nel mentre ho anche continuato a prendere zinco e acido diaspartico. Avevo un bisogno chimico di venire. Continuavo ad avere i trigger che scattavano. Ovvero, situazioni in cui ero abituato a masturbarmi, che mi facevano venire voglia di farlo. Cercavo di ignorarli ma era psicologicamente devastante.

Nel mentre, è stato anche un periodo difficile per altri motivi. Poco sonno, tanto stress. Non ho mai pensato di mollare, ma solo perché adoro troppo farmi del male. Arrivo al punto di non riuscire a dormire quasi da quanto mal di testa avessi. Mi prendo dei cracker. Li riempio di miele e me li calo uno dopo l’altro. A mezzanotte. Addio dieta ma dovevo sopravvivere.

A quel punto i giorni passano e ho sempre più bisogno di validazione. Di affetto. Di qualcuno che mi dica che così come sono gli vado bene. Una needyness leggendaria che era un gran bel periodo che non provavo.

Arrenditi e accetta il caso peggiore

Il problema che hanno in molti è che non riescono ad arrendersi. Non riescono a dire “ok, accetto lo scenario peggiore”. Nel game può essere il non scopare mai più. In questo caso era non venire fino a ottobre. Pensavo alla prospettiva e non riuscivo ad accettarla. Il mio cervello faceva di tutto per farmi uscire da lì.

Nell’esatto momento in cui tuttavia sono riuscito ad accettarlo… bam. Ieri ho fatto una serata a dir poco leggendaria. E’ come se tutto avesse ripreso a funzionare. Purtroppo ci sono nella nostra vita molte cose che facciamo fatica ad accettare. Dal lavoro che odiamo. A cose che ci tocca fare e non vorremmo. A cose che ci è toccato subire, come uno stupro o un dolore che non vogliamo sopportare. Nel mio caso, era un dolore alla schiena che era tornato. Colpa mia che sono un deficiente e ho alzato male un peso in palestra.

Ma io ho studiato seduzione!

Il problema di molti, quando si tratta di arrendersi… è il fatto che hanno studiato! Hanno impiegato ore, pomeriggi, giornate intere… per riuscire a capire come conoscere ragazze. Come farci sesso. Come fare relazioni multiple. E pensano: no, non posso arrendermi!

Non posso mollare ora. Non posso smettere adesso di impegnarmi in questa cosa che è così cruciale per la mia sopravvivenza. Pensano che devono migliorarsi o, peggio ancora, che devono riuscire perché hanno investito già troppi soldi in questa cosa.

Questo frame è devastante. Ed è quello che ti inculcano da piccoli molti genitori. Io sono un poveraccio, sto dandoti i miei 5€ perché sono un poveraccio, devi farli fruttare. Questa mentalità è da perdenti. Hai investito soldi per il percorso. Per capire delle cose importanti su te stesso e sulla vita. Hai magari sprecato tempo, soldi e risorse… ma hai provato cose. Sei uscito dalla zona di comfort. Hai fatto esperienze e vissuto momenti unici. Se scopi meglio, ma altrimenti hai già fatto tantissimo!

Molti però non lo capiscono. Non capiscono perché vivono in funzione del sesso. Quasi che finalmente se riuscissero a scopare cambierebbe qualcosa nella loro vita di merda. Gli dici di togliere le seghe, i porno e la televisione… e non sanno più cosa fare di loro stessi. Vanno in crisi totale perché erano le uniche cose che facevano con piacere nella loro vita. Erano assuefatti da mezzi che gli davano stimolazioni immediate e non sanno più costruirsi una vita. Avere degli obiettivi. Creare il proprio videogioco all’interno di questo mondo.

Arrenditi. Accetta che tutti i soldi che hai speso probabilmente li hai buttati nel cesso. E li avresti buttati nel cesso anche se avessi comprato un iPhone o un corso di fotografia. Tanto morirai comunque. Non sarebbe cambiato un cazzo. Sta sereno.

Ma bro io non mi posso arrendere. Cioè IO ho dei MEZZI che gli altri non hanno. IO ho studiato seduzione. IO so dinamiche assurde. Com’è possibile che gli altri scopino e IO no!?

Beh perché… non serve a un cazzo. Non è un’interrogazione. Alle fighe non gliene fotte nulla se ti sei letto il Mystery a memoria. Accettalo: sei uno sfigato. Uno sfigato che per capire come scopare ha dovuto leggersi venti volte il Mystery. Mentre c’è gente come mio fratello che non si è letto un cazzo e chiude lo stesso. Perché!?

Perché sapere qualcosa delle dinamiche sociali conta fino a lì. Ed è una cosa che uno può capire comunque… vivendo. Non serve un cazzo il Mystery se esci e vivi. Serve se sei un nerd handicappato che per anni è stato rinchiuso in casa e sta cercando di tornare a essere normale come tutti gli altri.

Quindi accettalo: NON SEI SPECIALE. Non lo sei. Anche se citi lupetti, anche se parli in un modo assurdo. Anche se ti vesti come un rincoglionito. Al massimo… sei uno sfigato. Ma uno sfigato che si è letto il Mystery.

Torna a essere normale. Arrenditi. Fallo… per te.

Non vogliamo più essere liberati

In questo racconto:

L’esperimento russo sulla privazione del sonno

è possibile trarre una morale importante. Si, il racconto è falso, ma modella davvero bene quelle che sono delle vicende assolutamente umane.

“Non vogliamo essere liberati” è quella frase agghiacciante che viene urlata a metà del racconto. Ridotti in miseria, con una sofferenza costante e senza dormire… i prigionieri vogliono il gas. Vogliono la sofferenza. Ormai non possono più farne a meno. Perché… perché è diventata parte di loro. L’hanno interiorizzata. E’ diventata la loro vita. La loro identità.

Hanno accettato questo dolore al punto da non volerlo più lasciar andare. L’hanno totalmente integrato in loro stessi.

Con il no fap, con la verginità, con il non scopare, ecc… devi fare esattamente così. Smettila di cercare di fuggire. Smettila di cercare di lottare, di non accettare questa realtà. Arrenditi.

Non vogliamo più essere liberati.

E ti renderai conto che la vita… è diversa. Hai una nuova realtà. Per quanto strana o terribile. Poi fare sesso diventerà una scelta. Diventerà qualcosa che puoi o non puoi fare a seconda di ciò che ti va. Non diventa “obbligatorio” perché devo togliermi la verginità perché ci ho già speso un sacco di soldi e devo scopare! E altre amenità.

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[LR] #32 – La LMR più lunga di sempre

Appena risolto il problema del no fap… bam. Esco una sera, distruggo la discoteca. Apro Tinder e il lunedì faccio sesso con una ragazza e mercoledì con un’altra. Esco il venerdì e distrutto tutto di nuovo. E’ bastata una cosa semplice per tornare a macinare risultati. A seguire, il report di #32 e come ho gestito la sua LMR infinita.