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#41 - libertà - freedom

Io ci credo che esistano ragazze come me… che non fanno le escort. — #42

Un giorno dovetti trovare una frase che racchiudesse la mia esistenza. Il mio concetto stesso di arte.

Una scena con un forte impatto emotivo sul pubblico e sugli attori

Mi piace l’idea di sconvolgere. Mi piace l’idea dello shock di Dipré. Il voler esporre, mettere a nudo. Bruciare la retina di chi legge. Con immagini indelebili. Immagini che il cervello del lettore negherà. Immagini che non riterrà essere possibili. Immagini che crederà che sono solo frutto del mio smodato ego. Per farmi figo, per sentirmi importante.

Per non dover accettare l’orrore… Non accettare il fatto che…

Siamo tutti condannati.

La grandezza della bugia in cui viviamo è seconda solo alla nostra grande illusione.

Qui è l’inferno.

Non esiste lieto fine.

Solo orrore.

La verità.

mi sono fatta una zoccola

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Sono disteso su un letto. Ai bordi della stanza. Al centro, due letti matrimoniali. Ci sono due miei amici. Assieme a due nostre compagne di classe. Si stanno baciando. Si strusciano, l’uno sull’altra. Io quasi non capisco quello che stanno facendo. Parlo con un altro mio amico. Mi guarda, come se fossi un rincoglionito.

Uno dei due ragazzi si alza. Prende per mano la ragazza. Lui il più idiota della classe. Simpatico, si. Verrà probabilmente bocciato a fine anno. Lei la migliore della classe. Cocca delle professoresse. Due tette allucinanti. Gran viso, gran corpo. Avrei dato un rene ed entrambi i polmoni per poterla vederla nuda. Non dico farci sesso, anche solo guardarla nuda

Vanno in una stanza della casa. Da soli.

Gli altri due rimangono sul matrimoniale. Ci guardano.

Il mio amico si alza. Mi dice di spostarci.

Sono disteso sul letto mentre abbraccio #41. Mi aveva detto che era uscita con una ragazza. Comincia a raccontarmi.

Guarda papi, questa era davvero folgorata. Intanto fa un’ora di ritardo. Poi mi dice che probabilmente avrebbe avuto altri 40 minuti di ritardo e quindi io vado a cenare con mia sorella. Per poi arrivare mezz’ora prima. La gente sta male.

Vabbè, arrivo al locale dove dovevamo incontrarci. Rasta. Labbra da panico. Tette che stanno su marmoree. Top a rete che lascia intravedere i capezzoli. Gonna con lo spacco che va giù lungo le sue gambe. Rasta. Brasiliana, con tatuaggi sul petto. Molto bene.

Entriamo nel locale, ci prendiamo qualcosa da bere. Comincia a raccontarmi di come abbia smesso con la droga. E adesso beva solo vino e birra. La guardo ordinare due chupiti e mi chiedo come si categorizzassero. Ma lascio perdere.

Cominciamo a parlare del più e del meno. Beh. Diciamo che lei parla solo di una cosa: cazzi. Cazzi e ancora cazzi. Ok, siamo due ragazze. Ok, sappiamo entrambe che tromberemo così tanto per. Ok, lo sappiamo entrambe che di base siamo etero quindi ce ne frega il giusto. E che probabilmente non ci innamoreremo. E ok.

Ma ancora? E questo ce l’ha enorme. E quella madonna mi ha aperta in due. E quell’altro aveva una verga tanta che guarda avresti dovuto vedere.

E papi, razzismo. Tanto razzismo. Nel senso… o neri o niente. La gran parte dei sue ex erano di colore. Lascio correre, facendo finta di nulla. La parte realmente complessa era non fissare quelle tette stupende che aveva. Con quel top che sembrava manco ce l’avesse. Avrei un sacco voluto toccargliele.

Andiamo in bagno per sistemarci un attimo. Ci cominciamo a truccare un po’. Lei mi guarda. Si toglie il top e mi fa: “ti piacciono? Sono nuove. Ti va di toccarle?”

Si ma papi… era un bagno misto. Poteva entrare un ragazzo da un momento all’altro. Poi si alza la gonna e mi mostra un tatuaggio nuovo che si era appena fatta, vicino all’inguine. Stavo valutando un attimo il da farsi, anche perché le tette avrei proprio voluto toccargliele. Quando un chiavistello inizia a girare e uno sta per uscire dal bagno. Si riveste in due secondi e andiamo in discoteca.

Entriamo grazie a dei contatti che aveva. Amici suoi che aveva da tempo e che la facevano entrare sempre. Si struscia un po’ su di loro, rimediamo un paio di drink gratis e siamo dentro. Oh papi, una tristezza. Continuava a twerkare sui buttafuori. Cioè ok. Boh.

Cambiamo discoteca. Erano solo un ammasso di vecchi quella sera. Balliamo un po’. Poi finiamo in un parcheggio e cominciamo a leccarcela. Però è stato divertente. E’ completamente fuori di testa.

Procedura – #41

copy of a copy

Mi piace quando vengono direttamente a casa mia. Mi piace vederle tremare. Mi piace vederle che si mettono totalmente nelle mie mani. Ci parlo un minuto e salgono in casa mia. Potrei avere una pistola. Potrei avere un coltello. In fondo… non sanno nulla di me. Potrei ucciderle con le mie mani nude. Potrei legarle e stuprarle appena entrare in casa mia.

In fondo… cosa ne sanno. Per loro sono solo una proiezione. Un ammasso di parole scritte una dopo l’altra. Una serie di immagini che hanno letto su un sito internet o su una chat. Cosa ne sanno che sono io realmente? Cosa ne sanno che non gli ho dato l’indirizzo di qualcun altro per il solo motivo che era divertente? Vederle… mentre si facevano scopare… da uno totalmente sconosciuto? Uno che non ero io?

Quei due secondi in cui ti guardano con gli occhi. Perché hanno il terrore di non essere abbastanza. Il terrore di averti deluso. Di non essere ciò che ti eri aspettato da loro. La tensione. Il baciarle dopo pochi secondi. Con una tranquillità disarmante. Come se fosse tutto normalissimo. Come se fosse una storia che vive da anni. E semplicemente è da un po’ che non vi vedete.

Il loro sguardo che ti entra dentro per capire se possono fidarsi o meno di te. Mentre salgono e sanno che non c’è alcun altro esito se non loro a pecora sul tuo letto. E la cosa è bellissima, perché ti sembra di aver invertito il pattern. Non sei in un appuntamento dove potrebbero alzarsi e andarsene. Si certo, possono andarsene anche da casa tua. Ma non avrebbe senso.

#41 - tette - fenice - tatuaggio

Conosco questa ragazza su Tinder. #41 arriva sotto casa mia. E’ tutta arruffata, non trovava parcheggio.

“Sono come ti aspettavi?”. Sorrido. Le dico di si e la abbraccio forte.

Andiamo in ascensore. La abbraccio di nuovo. La guardo negli occhi. La bacio.

Entriamo in casa. Si siede sulla sedia. Cominciamo a bere il vino che ha portato. Intanto la bacio. E ogni tanto le tocco i fianchi. La pancia. Le tette. La bacio. Continuiamo a parlare. Del più e del meno. Ha reale importanza? No.

Continuiamo. Mentre le faccio i grattini. E le coccole. Mentre beviamo il vino. Al secondo bicchiere la vedo abbastanza tranquilla. Andiamo in camera da letto. E iniziamo a farlo.

Mi racconta che sono il quinto ragazzo con cui fa sesso. Portando in vantaggio i ragazzi visto che era a quattro ragazze. Aveva mandato ad alcune sue amiche il mio sito e le avevano detto di non darmela per nessun motivo. Ma lei faceva quello che voleva. E quindi è venuta lo stesso.

Essendo lei bisex parliamo di fare cose a 3. Mi dice che normalmente mi avrebbe detto di no. Perché se ama un ragazzo non esiste al mondo di fare una cosa del genere. Però mi racconta che non avendo investito emotivamente su di me il problema non si poneva. Si vola.

Mi dispiace quasi che questo racconto sia così corto. E’ stata una delle persone più stupende che ho conosciuto quest’anno.

Uccidere Filippo

non sei abbastanza

Ci sono dei momenti in cui ti chiedi se ce la puoi fare oppure no. Alcuni momenti in cui ti stai chiedendo… non sto forse andando troppo oltre? Non sto forse…. raggiungendo i miei limiti? Ce la farò a reggere? Ce la farò ad avere un’erezione? Ce la farò… a non finire dilaniato?

Filippo… è quella vocina che ti parla all’orecchio. Quella vocina che ti dice che lei non va bene per te. E’ quella vocina che ti dice… che è troppo. Che non ce la puoi fare. Che si prenderà la tua anima, la distruggerà e se ne scapperà. Con l’ennesimo frammento di te. Fino a ridurti a un guscio. Un guscio senza anima e senza cuore. Un guscio incapace di amare.

Quando andavo alle superiori c’erano le “fughe”. Si chiamavano così. Quando qualcuno aveva casa libera. E ci si andava in un gruppo di ragazzi e di ragazze. E si faceva sesso. A rotazione. Con tutti. Ma le mie superiori erano così. Ragazze che facevano bocchini in bagno in cambio di ricariche per il cellulare. O anche così, tanto per. Amiche che mi venivano lì a dirmi “ho fatto un bocchino a uno!”. Tutte gasate. Volevano il cinque? Quando cresci così per te diventa la normalità.

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“Filippo, devi fare il bravo ragazzo. Hai capito? Devi fare contenta la nonna”

“Si, nonna”.

Ogni domenica andavo a messa. Seguivo l’omelia. L’omelia mi piaceva. I raccontini del prete erano divertenti. Mi chiedevo cosa facessero i miei compagni di classe del catechismo. Non venivano quasi mai. Ero uno dei pochi che ci andava quasi sempre. Ma Dio mi ascoltava. Dio era lì per me. Ed ero contento di far felice mia nonna. Di essere quel bambino che aveva sempre voluto. Di seguire tutto quello che diceva. Mia nonna era l’unica persona che ci abbia mai tenuto a me. Che mi volesse bene. Che mi portava a giocare.

Io dormivo con lei. In camera sua. I letti uno affianco all’altro. Mi raccontava del nonno. Mi raccontava di come tutti in paese dicessero che era la persona migliore che avessero mai conosciuto. Di come avesse saltato da una finestra all’altra un giorno che era successa una sparatoria. Faceva il carabiniere. Era morto di tumore ai testicoli. Quando mia mamma aveva 14 anni. Guardavamo le stelle. Mi indicava sempre quella più luminosa. E mi diceva: “vedi, quello è il nonno. Il nonno ci vuole bene. Ci guarda da lassù.”

Ieri mi ha chiamato. Al telefono. Per chiedermi come stavo. Ero appena tornato a Padova. Per vedere mio fratello e mia cugina. Stavo tornando a casa. Piangeva. Mi diceva che le mancavo tanto. Mi chiedeva quando sarei tornato. “Non lo so nonna. Ho tanto da fare”. Piangeva.

Non avevo più voglia di vederla.

Per un periodo ho fatto la PR a […]. Ho fatto anche la cubista. Finivi per non pagare mai niente. Ballate, strusciatevi e per voi è tutto gratis. Il nostro capo era un nero enorme. Tutti pensano che me lo sia scopato. Solo che a me i neri non sono mai piaciuti. Bianchi si. Cappuccino wow. Neri no. Ormai conosco tutti avendo fatto la PR. Entro ovunque nei privé senza dire nulla. Le mie amiche mi stanno sul cazzo anche per quello. Se esco con loro devo chiedere piaceri anche per loro, che palle. Finisce sempre che trovo uno random, glielo presento e le mollo là. “Oh #42, ma stasera facciamo serata assieme vero?” “Sisi”… e poi sparisco.

evidenziatore fucsia

Vicino a casa mia c’era una cartoleria. Le cartolerie mi piacciono. Sono piene di colori. Di cose belle. Vorrei avere una cartoleria mia, un giorno. La signora che aveva la cartoleria avrà avuto cinquant’anni. Forse sessanta. Ogni tanto con mio fratello ci andavamo. Non avevamo tanti soldi, i nostri genitori non ce ne davano. Ogni tanto compravo una penna per mio papà. Con quei pochi soldi che avevo non potevo prendergli molto. Lui però era sempre un sacco contento.

Un giorno andiamo, così per fare un giro, in cartoleria. Io e mio fratello. Mio fratello mi guarda e sorride. Tira fuori un pennarello. Era un pennarello fucsia, della stabilo boss. Sorrideva.

N: “Filippo, l’ho rubato! Ah! La vecchia si è girata e non si è accorta. Quanto sono stato bravo?”

Io ero responsabile per mio fratello. Io potevo fare le peggio stronzate. Potevo fare le cose peggiori del mondo. Ma mio fratello no. Dovevo fare di tutto per dargli un buon esempio.

Io: “Adesso lo riporti indietro. N, non si ruba. Hai capito?”

N: “Come lo riportiamo indietro?”

Io: “Vieni con me. Dici alla signora che ti sei sbagliato. Che l’hai preso e poi ti sei dimenticato di riporlo. Hai capito? Non voglio sentire scuse.”

Ho trascinato mio fratello in cartoleria. Ha ridato il pennarello.

Procedura – #42

Mi segue questa ragazza su Instagram dopo il casino colossale successo con la pubblicazione del mio blog su “ed è subito ex”:

Subito le scrivo. Segue chatgame integrale.

PDF con il chat-game integrale da apertura a chiusura con #42 commentato da entrambi

Arrivo in stazione. Ci metto un po’ a cercare dove fosse. La vedo. Parka. Capelli tirati su con una coda. E’ riccia. Bionda, probabilmente tinta. Labbra da panico. Occhi che fuggono rapidi. E’ nervosa.

La bacio diretto senza troppi complimenti. Visto che aveva detto lei di voler andare a casa mia non avevo intenzione di perderci tempo inutilmente. La cosa non sembra troppo apprezzata. Mi guarda come se mi volesse uccidere.

wtf bro

Lei: “Cazzo fai?”

.screen: “Oh signore di Dio. Non dirmi che è come quella sfigata di #34. Parole parole… e poi quando bisogna arrivare al dunque si tira indietro? No signore.”

Filippo: “Dai, magari è un po’ timida.”

.screen: “Si ok, ma #41 poteva anche essere un po’ timida. Lei ce l’ha detto, ha fatto la ragazza tranquilla. Ha pure portato il vino per rilassarsi un attimo e andare via tranquilla. La perfezione. Ma qua se fai il fenomeno poi ti voglio a 90 sul vialetto senza passare dal via.”

Filippo: “Esagerato…”

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Ci incamminiamo verso casa mia. Provo a ribaciarla qualche passo dopo. Sto giro va meglio. Però mi morde il labbro facendomi un male porco.

angry

.screen: “Questa la uccido. Che cazzo di problemi ha?”

Filippo: “Dai magari è solo un po’ nervosa. Senti oh, le hai detto che la aprivi come una cozza fino a due secondi fa, ci sta.”

.screen: “Si ok, ma io mica sto così sclerato. E lei mi ha proposto di scopare nei cessi della stazione. Dovrei essere sclerato pure io.”

Filippo: “A me sembrate sclerati entrambi. Senti, andiamo a prenderci qualcosa da bere che magari si rilassa.”

Andiamo al Nik’s ma è chiuso. Bestemmie.

Lei: “Senti ma non c’è un bangla qua vicino che prendiamo un paio di birre e ce le beviamo?”

Il bangla in effetti c’è. Andiamo a prendere le due birre. Le birre diventano 4. Usciamo dal Bangla. Ho una voglia di chiavarla allucinante.

Le apro il giubotto per strada. Aveva un top veramente bello. Si intravedevano le tette senza reggiseno. Comincio a toccargliele senza proferire verbo.

.screen: “Denunce di stupro e dove trovarle.”

Filippo: “Madonna ho la sborra che esce pure dalle punte dei piedi. Ma non puoi fare qualcosa? Tipo chiavarla in ascensore?”

.screen: “A me sembra tanto un furetto tenerone a cui piace giocare a fare la grossa. Parliamole un po’ prima va. Poi tanto c’è tempo.”

Filippo: “Sei tu il capo…”

Saliamo in ascensore. Inizio a baciarla. Mi sbatte al muro e mi mette una mano sul pacco.

strong woman

Filippo: “Ma la parte dello sbatterla al muro non dovevamo farlo noi?”

.screen: “Sono un po’ confuso. Dici che è il caso che inizio a dirle che forse è troppo presto. Che si è fatta strane idee. Che siamo dei  ragazzi seri..?”

Filippo: “Non me ne intendo molto ma a spanne direi di no”.

Entriamo a casa. Stappo le birre. Cominciamo a berne una a testa e a parlare del più e del meno. Era divertente toccarle le tette a random mentre parlavamo.

Filippo: “Fa sempre ridere quando ci rimangono di merda ahah”

.screen: “Ok che non conta un cazzo quello che facciamo ora, ma dai datti un po’ di contegno per favore.”

Filippo: “Dai su che mi sto divertendo”.

Cominciamo a parlare un po’ del nostro passato.

Io: “Sai io ho perso la verginità a 21 anni. Con la mia ragazza avevamo aspettato un sacco a farlo. Principalmente per via di mia madre. Mi aveva fatto un terrorismo psicologico allucinante. Dicendomi che se l’avessi messa incinta mi avrebbe buttato in mezzo a una strada. Dicendomi che mi sarei dovuto arrangiare. Che avrebbe smesso di pagarmi l’università. Ma non era un problema. Avevo un piano. Avevo calcolato quando avremo potuto farlo. Ovvero a 9 mesi prima di quando mi sarei laureato alla triennale. Perfetto.”

Lei: “Tu sei malato forte.”

Io: “Ma vuoi ridere? Quando ormai mancava un mese circa al farlo… lei era in vestaglia. Nuda sotto. Dovevamo farlo… e mi fa che non provava più quello che provava prima per me. Che mi ero depresso nell’ultimo periodo. Che non era più attratta da me. Che aveva conosciuto un altro… e mi ha mollato! ahaha”

Lei: “Certo che sei proprio uno sfigato”.

Io: “Aspetta. Allora cosa ho fatto? Ho cercato ‘perché le ragazze ti lasciano’ su Google. Ed è venuto fuori un link di seduzioneattrazione in cui c’era scritto ‘Se una donna fa gli occhi dolci o flirta con altre persone, vuole più attenzioni, più emozioni, e meno monotonia.’ A quel punto mi rendo conto che la mia vita era diventata una merda. Per colpa di una tendinite alle braccia mi ero depresso in modo allucinante. Inizio a leggere tutto il blog di seduzioneattrazione arrivando ad imparare a memoria ogni articolo. Specialmente quello sull’energia maschile che al tempo mi colpì parecchio. Ci riprovo e le propongo di uscire ad accompagnarmi a comprare un berretto invernale. Durante l’appuntamento comincio a citare praticamente testualmente gli articoli del blog. Li avevo letti con così tanta avidità da averli impressi in modo indelebile nel cervello. Avviene uno switch. Ci baciamo. Tuttavia mi scriverà poi che non se la sentiva. Non sapeva cosa provava.

Non sapendo che fare… le propongo di farlo. E poi lei avrebbe giudicato il da farsi con i suoi tempi. Che io volevo farlo e non volevo perdere tempo con una che non mi voleva. Lei… decide di farlo. Anche se ci limitiamo al sesso orale. Dovrò aspettare fino a capodanno per farci sesso. Voleva che fosse.. speciale.

.screen: “Ok che ho detto che va bene parlare di tutto. Ma a sto punto chiedile se le piace la zoofilia o se le piacciono i cazzi piccoli e abbiamo fatto la combo delle figure possibili da sfigato.”

Filippo: “Ma si dai, che vuoi che sia, su. Tutti hanno un passato sfigato, no?”

Lei: “Io ho avuto un’infanzia un po’ diversa. Ho perso la verginità a 13 anni. Il mio ragazzo dell’epoca ne aveva 14. Avevo insistito io quasi per farlo. Lui era quasi stupido. Tra i 15 i 16 ho fatto sesso con un sacco di ragazzi. Ho smesso di contare arrivata a 60 ragazzi. Quando andavo al LimeLight facevamo a gara a chi se ne baciava di più. Amiche che mi venivano a raccontare di aver fatto pompini nei bagni. Tutte contente. Cose così. Ora però se uno mi scende subito non spingo fino a farci sesso, non ho più la voglia.

wow

.screen: “Ma tu metterti una bottiglia in bocca e tacere per sempre no eh?”

Filippo: “Vabbè ma io che cazzo ne sapevo.”

.screen: “Eh si infatti, con quella faccia da angelo cosa potevi saperne. Ma figa la Ma*onna anche te.”

Filippo: “Vabbè senti ignora.”

Parliamo un altro po’. Poi le propongo di andare in camera da letto. Le tolgo i pantaloni.

Filippo: “Ok che sul fronte culi perfetti da #31, a #25, a #24, a #23 e a varie altre… non stavamo messi male. Ma questa ha un 10 di culo.”

.screen: “E ha un tanga. No così, per dire.”

Filippo: “Babbo natale grazie di esistere.”

Cominciamo a farlo. Al primo giro duro gran poco. Il secondo un po’ meglio ma neanche troppo. Le dico che è troppo bella per me. E che aveva la figa strettissima e mi stava facendo impazzire. E’ contentissima. Le dico che la amo e me lo dice anche lei. Ci facciamo le coccole. Comincio a farle anche un massaggio.

.screen: “Oh signore, devo chiamare per le nozze?”

Filippo: “Ma smettila.”

risposta alla vita

Le scrivo #42 sul culo. In fondo, sono contento che la risposta alla vita sia disegnata su un culo così bello.

La riporto a casa. Con il freddo atomico in sella alla vespa.

ti amo papi

Io: “Ma scusami… tu non hai mai avuto relazioni serie? E se si, come facevi a farti altri?”

Lei: “Fatta la legge, trovato l’inganno… se volevo farmi uno litigavo. Cominciavo a fare la pesante senza motivo. Lui stanco morto mi mollava… e allora mi scopavo chi volevo. Poi facevo gli occhi dolci e mi riprendevano. Facile no?”

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