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Hai mai voluto fuggire… dai tuoi stessi sogni?

Filippo: “Devono sapere. E’ giusto che sappiano.”

.screen: “Senti non possiamo sputtanarci in sto modo. Ti prego. Parliamone.”

Filippo: “Il mito deve crollare. Devono vedere le debolezze. LA SOFFERENZA. Quella VERA.”

.screen: “Per me stai un po’ esagerando. Se nascondiamo un po’ di merda sotto il tappeto è un po’ meglio per tutti…”

Filippo: “Vabbè ok… glielo racconto io.”

La disperazione

Stavamo camminando per strada. La vedo. #5 è lì che cammina sorridente. Non può che non essere lei. Parliamo. Mi racconta dei suoi viaggi. Mi racconta dell’America. Ha quel sorriso felice di una bambina di 5 anni. Una bambina che sta davvero vivendo la sua vita nel modo che la rende felice. Parlando ci avviciniamo. C’è quella chimica che ci è sempre stata. E’ davvero stupenda e così, felice, lo è ancora di più. Appoggio le mie labbra sulle sue. Ci baciamo. Le racconto la mia vita. Le dico quante cose sono cambiate. Quanto sono cresciuto come persona. Decidiamo di riprovarci. Di darci una chance. Una chance… per essere felici. Davvero. Torniamo a casa mia. La casa che avevo a Padova. Ci sdraiamo sul letto. Cominciamo a fare sesso. E’ quel sesso totalizzante. Quel sesso che ti sconvolge le sinapsi. Quel sesso che ti fa sentire completo. Come se la vita avesse un senso. Mi fa sentire finalmente accettato. Amato, per quello che sono. Il sesso più bello della mia vita. Finalmente ce l’ho fatta. Finalmente… finalmente sono riuscito a riaverla. A riavere l’amore della mia vita. A riavere ciò per cui ho lottato così tanto…

 

Mi sveglio.

E’ stato un mese di merda. Ho smesso di masturbarmi e penso continuamente al sesso. Ho tagliato i carboidrati. Ho fame sempre. Troppa palestra. Troppo stress. La schiena ha cominciato a dare più problemi del previsto. Sono più le sere che sono tornato a casa depresso zoppicando all’una e mezza che altro. La situazione è disperata.

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E no, non sto combinando un cazzo. Ho continuato a sentirmi e vedermi con #31 per un po’. Ero quasi diventato monogamo. Anche per questo avevo deciso di disinstallare Tinder. Ormai scoparsi tizie a caso mi sembrava inutile. Più che altro in queste condizioni non ero in grado. Già per rimorchiare #31 avevo dovuto calarmi un drink e mezzo per non sentire il dolore.

Tuttavia… mi chiede di vederci apposta di sabato. Sarà un test? Boh. Solo che venerdì era saltato tutto. Se non esco quel sabato impazzisco e mi suicido. Non ci vediamo più per due settimane. Stavo ammattendo. Dovevo fare qualcosa.

Rimetto Tinder e fisso l’appuntamento con una. Sembrava una gran troia a giudicare dalle foto. Lei mi fa che in realtà sta a Pavia. Le dico che se vuole può dormire da me. Lei fa che non sarebbe una brutta idea.

dorme da me!

.screen: “Per me è un boiler.”

Filippo: “Ma va, poi c’è anche una foto intera. Per me è un troione e finalmente facciamo un bel più uno. E mi fa che dormirebbe anche da me. Dai vuol dire che me la dà.”

.screen: “Ecco, oserei dire che è matematico che è un boiler.”

Filippo: “Ma guarda il viso. Ha un bel viso. Poi insomma dal braccio lo vedi se è grassa o meno. Si, magari sarà un po’ sovrappeso ma non è un boiler dai.”

.screen: “Ribadisco che non me la rischierei affatto. Il braccio è decisamente in zona emergenza. E lo sai che se su Tinder è un 6, dal vivo è un 4. E’ la legge di Tinder.”

Filippo: “Ma valà, un po’ di ottimismo. Metti che è così veramente secondo me è un gran troione e ci facciamo una gran bella scopata.”

.screen: “Boiler here we goo…”

L’incontro

Mi sto preparando per l’appuntamento quando mi chiama un candidato per l’azienda per cui lavoro. Voleva parlare della possibilità di fare part-time da noi. Cerco di persuaderlo nel fargli capire che non gli sarebbe convenuto. Finita la chiamata ero così contento di come avevo gestito la cosa che ero quasi in God Mode.

Filippo: “Me lo sento. Andrà bene.”

.screen: “Vai tigre. Distruggila. Così poi diamo da mangiare a tutta la tribù con la sua carne.”

Filippo: “La vuoi piantare?”

Mi affretto, sono in ritardo. Arrivo alla mela di fronte la stazione. Le scrivo per chiederle dov’era. Poi, la vedo.

disgusted

Filippo: “OH… DIO… C*NE…”

.screen: “EEEEE…. A VOI. SIORI E SIORE. UNA BELLLAAAAA DAMIGIAAAANAAAAA. Il tonnellaggio di portata lorda (detto anche portata in peso morto) è la capacità di carico trasportabile da una nave espressa in tonnellate metriche, e cioè la differenza…”

Filippo: “La vuoi smettere? Ora che cosa facciamo?”

.screen: “FUGAAAA. Prima che alzi il vis…”

Si dirigeva verso di me. Alza il viso e mi sorride.

.screen: “…niente, sei fottuto. Ti ha visto. Vabbè. A sto punto trombatela.”

Filippo: “EH? No scusa… EH!?”

.screen: “Senti… siamo disperati no? Siamo in no fap… no!? Vabbè, scopatela. Che sarà mai. Neanche fosse la prima…

Filippo: “Senti io quella… cosa… non me la trombo. Mi sono ammazzato di palestra per cosa? Per trombarmi una che pesa il doppio di me?! HO UNA DIGNITA’ IO.”

.screen: “Dignità… qui il piatto langue. O fai qualcosa o ci spariamo un colpo. Mi sta andando la sborra alla testa. E’ già la seconda volta che sogniamo di fare sesso con #5. Io ne avrei anche le palle piene.”

Filippo: “Ok… ok.”

Verso l’aperitivo e oltre

hey there

La guardo e fingo il sorriso più credibile che mi riesce. La saluto. Con la coda dell’occhio la squadro un attimo. Non era possibile. Non era davvero possibile.

Aveva anche un bel viso. Ma dalla vita in giù era semplicemente inguardabile. Gambe enormi. Un culo da orca assassina. Completamente sfatta. Mi vergognavo quasi a starci affianco da quanto era una balena. Maglietta da 2€ bianca. Tette cadenti. Fantastico. Davvero… fantastico.

.screen: “Dai, ce la puoi fare.”

Filippo: “Ho paura.”

.screen: “Paura di cosa?”

Filippo: “Ho paura che se glielo metto dentro poi lo perdo. E’ enorme. Poi come faccio a sapere se gliel’ho messo dentro? Magari glielo metto in una piega della ciccia e non me ne accorgo.”

.screen: “Sei un coglione.”

Filippo: “Dovrebbero chiamarti Moby Dick. Non .screen.”

.screen: “Arpionala mio marinaio!”

Cominciamo a parlare. Mi racconta di come avesse stupito i suoi amici che tornavano a Pavia. Lei rimaneva a Milano.

hey big boy

Sorride, guardandomi ammiccante.

Filippo: “Due dita. In gola. Ora. Ti prego.”

.screen: “Stai facendo un’opera buona. Karma.”

Filippo: “Ma che opera buona! E se becco i miei ex colleghi che escono da lavoro!? E se becco i miei ex capi?! Ora poi che lavorano pure per me?! No vabbè terribile. Che figura di merda ci faccio!? Devo trovare un altro locale per i cessi. Un locale d’emergenza quando sbagli i calcoli con Tinder.”

.screen: “Madonna quanto la fai lunga. Se ti vedono fai che è una tua amica. Mica è illegale avere amiche cesse.”

Filippo: “Dovrebbe.”

oh cazzo

Filippo: “FERMA TUTTO”

.screen: “Che cazzo ti prende!?”

Filippo: “QUESTA DOVEVA DORMIRE DA NOI”

.screen: “Oh santa merda.”

Filippo: “PORCOD*O COSA FACCIAMO!?”

.screen: “Fingiti morto. Ora. In fondo sembra un orso. Magari reagisce in modo simile.”

Filippo: “Dici? Non credo che funzioni.”

.screen: “Certo che sei proprio ebete. Senti, arrivata una certa la mandi a fare in culo e amen.”

Filippo: “Ma fa brutto.”

.screen: “FA BRUTTO PURE FINGERSI FIGA ED ESSERE UN CESSO A PEDALI!!”

Filippo: “Su questo ti do ragione.”

L’aperitivo

Entriamo al Copernico. Mi guardo attorno.

stage clear

Non c’era nessuno degli ex colleghi. Stage clear.

Filippo: “FIUUUUUUUUUUUuuu…”

.screen: “Dioc*n se sei un disperato però eh…”

Filippo: “Speriamo non scenda nessuno.”

Ordiniamo da bere. Ci mettiamo fuori. Cominciamo a parlare.

Il discorso vira sulla sorella vegana. Da lì passiamo al fatto che sono a dieta. Al mangiare bene.

ciccio ciccionis

.screen: “Io, così a spanne, direi di cambiare argomento vista l’audiance.”

Filippo: “Effettivamente…”

Cambio argomento. Cominciamo a parlare di cose a caso. Del mio lavoro. Del mio lavoro vecchio. Del perché sono a Milano. Cose totalmente inutili.

Lei mi guarda come si guarda una torta appena uscito da Auschwitz.

aroused

.screen: “Bene, momento switch. Proponi di andare a casa tua. Ti alzi, la baci. E poi uscite.”

Filippo: “Sto vomitando.”

.screen: “Senti, non sono io quello che ha voluto diventare un PUA. Non sono io quello che ha speso i milioni su Tinder. Sei tu quel coglione. Vedi di ricordartelo chiaramente. E adesso te la trombi sta balena. Non me ne fotte un cazzo. Hai capito?”

Filippo: “Sissignore… poi se vomito pulisci tu.”

Titubo… continuo a titubare. Cristo santo… cristo santo… Vabbè.

Io: “Il locale sta per chiudere. Ti va se andiamo a casa mia?”

Lei: “Si certo!”

…si… certo… si… certo…. si…

Verso casa e oltre

Ci alziamo. Facciamo per uscire. Alla fin fine aveva delle belle labbra. Di viso non era neanche malissimo. Ce la potevo fare. Ce la potevo fare. Ce… la… potevo… fare.

Usciamo, la guardo… e la bacio.

kiss me licia

Filippo: “Dai.. in fondo non è neanche così male.”

.screen: “Muoviti. I minuti scorrono. Non ho idea quando sia l’ultimo treno per Pavia.”

Saliamo in camera. Questo giro in fondo sono meno nervoso dell’ultima volta in cui mi sono trovato in una situazione simile. Non tremo neanche.

La guardo. E penso a quanto la nostra società faccia schifo. A come sia possibile che una ragazza di vent’anni si distrugga in questo modo. Era anche una bella ragazza, carina di viso. Completamente distrutta perché non è in grado di soffrire. Di non sfondarsi di cibo di merda. Stava rovinando i suoi anni migliori. Aveva una vita di merda, relegata a essere usata come un oggetto. E il tutto, perché non era in grado di sopportare un po’ di sofferenza. Che tristezza.

.screen: “Io la smettere di fare il moralizzatore. Ti ricordo che tu ti ammazzi di palestra… e stai a scoparti i boiler.”

Filippo: “Adesso per favore non soffermiamoci sui dettagli… grazie.”

Le mostro il mio condizionatore nuovo portatile. Non avevo però alcuna voglia ne intenzione di accenderlo. Mi butto sul letto. Ora si tromba, fine.

Lei mi guarda un po’ male… ma mi segue. Cominciamo a baciarci. Le tiro fuori una tetta. Comincio a succhiargliela. Non era poi male.

Mi si mette sopra.

Filippo: “Porca troia, ho preso un colpo. Pensavo di morire.”

.screen: “Dai su… possiamo farcela… forza… TOCCALA.”

Filippo: “No io la figa… o IL CULO… non glielo tocco.”

.screen: “Dai su fai l’uomo… TOCCALAAAA”

Comincio a toccarle il culo. Mi si moscia completamente. Dio caro è enorme. L’ultima era una modella. Una modella… Una modella. Aveva un culo perfetto. Millimetrico. Questa… è semplicemente… uno schifo.

tristezza infinita

.screen: “Stai rovinando tutto.”

Filippo: “Senti… non ce la faccio.”

.screen: “Che cazzo c’è?”

Filippo: “Mi viene da piangere. Cioè porca troia… ma come ci siamo ridotti. Io ho iniziato sta roba per scoparmi le modelle superfighe. Non certo i cessi a pedali inchiavabili che solo io mi posso portare a casa.”

.screen: “Senti adesso la smetti. Te lo fai venire duro. E glielo ficchi dentro. Hai capito?”

Comincia a togliermi i vestiti. Rimango nudo come un verme sotto di lei. Mi guarda perplessa.

Le dico di aiutarmi con un pompino. Lei comincia a farmelo.

Filippo: “Cazzo è bravissima.”

.screen: “E tu che stai sempre a lamentarti…”

Filippo: “Si ma.. cioè… omiodDDIOOO.. qui vengo subito”

La fermo. Poi la guardo.

equations

.screen: “Allora. Sei nervoso. Dopo 2 minuti di pompino stai già venendo. Hai una mezza erezione che probabilmente non tiene nulla. Il che vuol dire che non ce la farai mai a scopartela. E anche se te la scopassi, verresti subito per cui tanto vale. Quindi è inutile. E questo cesso abominevole se non ce lo mettiamo in lista forse è meglio. Mhm. Vieni.”

Filippo: “In che senso vieni?”

.screen: “Dille una minchiata… o semplicemente vieni e buonanotte”.

Io: “Sai… boh. Sono un po’ nervoso. Forse è meglio che vengo, così al prossimo giro poi sono più rilassato e duro di più.”

Filippo: “Ma figurati se riesco a farmelo venire duro dopo che già adesso servono le cannonate.”

.screen: “Ma ha vent’anni.. lei non lo sa. Cazzo te ne frega.”

Filippo: “Si mAAAAA… AAAAAHHHH… VENGOOOOO….”

lemme see me cooomiiing

.screen: “E anche questa… è andata. Ora sbattila fuori di casa.”

Sbatterla fuori di casa

Filippo: “Hai detto niente. Mo cosa mi invento?”

.screen: “Eccheccazzo ne so… dille che ti sta morendo la mamma e devi andartene. O che la coinquilina è gelosa e sta tornando. O che sei fidanzato e ti senti in colpa. Checcazzo ne so.”

Filippo: “Ma no ma io non voglio mentire.”

.screen: “Dioc*n sei un frocio inutile.”

Le dico che vado in bagno. Rimango lì un’eternità.

Filippo: “Magari rimanendo da sola va in depressione, si riveste e decide di andarsene.”

.screen: “Si… questo funziona. Con quelle fighe. Che quando fai cilecca pensano di aver sprecato la loro serata con un coglione. Non con i boiler. Che farà di tutto per cercare di scoparti.”

Filippo: “Porca troia”.

Torno in camera. Si è rimessa solo la maglia. Merda.

Mi chiede che ora è. Erano le 21. Guardiamo qual è “l’ultimo treno per Pavia”.

Cerco di nascondere quelli dopo ma si accorge. L’ultimo è alle 23.30.

Filippo: “Si cazzo. Almeno ha capito che non è il caso che dorma qui.”

.screen: “Ok… ma io non mi tengo in casa questo ammasso di grasso per 2 ore. Te lo dico.”

Filippo: “E come cazzo faccio a mandarla via?”

.screen: “Un semplice… ‘I think you should leave now’. Glaciale. Stronzo. Perfetto.”

Filippo: “No ma è brutto.”

.screen: “E allora divertiti con miss balena spiaggiata 2018…”

Punto su quello delle 22.30. Sto con lei ancora un po’ e poi la porto.

Nel mentre, mi fa le coccole. Che bello. E continua a dimenarsi. Ha voglia.

.screen: “Genio del male, temo che voglia che almeno gliela tocchi.”

Filippo: “OH SIGNORE SANTO”.

.screen: “Fai il bravo ragazzo, dai. Continua. Ti prego. Che così ho ciò su cui farmi le seghe poi.”

Filippo: “Ricordo che siamo in no fap.”

.screen: “Dettagli”.

Comincio a toccargliela. Forse la faccio venire. Forse no. Non mi interessa minimamente.

Comincia a farmi un secondo pompino. E’ anche gradevole. Ma tanto non avrei mai avuto un’erezione. Probabilmente non sarei neanche venuto.

Non mi ricordo esattamente a che ora fosse il treno. 22.38 mi pareva.

Le dico che forse è meglio che andavamo, sennò perdeva il treno.

“Mi stai buttando forse fuori di casa? ahah”.

“No ma figurati… è che perdi il treno”.

Guardo l’orario. Cazzo era alle 22.25. Ci mettevamo 7 minuti ad andare in stazione. Erano le 22.05. Ed era ancora nuda. Non ce l’avremmo mai fatta.

Lei: “A me sembra che vuoi buttarmi fuori di casa ahah”.

.screen: “Si puttana di merda levati dal cazzo porcod*o che ne ho i coglioni pieni. Adesso ti do un calcio in culo che ti faccio rotolare giù dalle scale dal sesto piano fino al piano terra. Hai capito? Ma porca di quella troia.”

Filippo: “Calmati ti prego. Adesso la butto fuori di casa. Promesso.”

.screen: “Se perde il treno ti inculo con il sabbione. E se anche perde il treno la mandiamo a fare in culo che non la voglio più vedere sta rompicoglioni deficiente.”

Filippo: “Calmati…”

Verso la stazione

Faccio di tutto per non metterle fretta nel vestirsi. Ma mi vesto velocissimamente e comincio a guardarla. Stile “muoviti”. Lei un po’ recepisce… ma continua ad andare piano da morire. Male.

Scendiamo. Le chiedo se le arrivano le email sul cellulare.

Lei: “Perché?”

Io: “Perché così ti posso comprare il biglietto online e ti arriva sul telefono.”

Lei: “Ma non voglio che mi compri il biglietto!”

.screen: “Sparale. In testa. Ora. Girati. Corri. Vattene. Fuggi. Che situazione di merda porcod*o.”

Filippo: “Dai. Lo facciamo alle macchinette. Ce la possiamo fare.”

.screen: “Ce la possiamo fare un cazzo.. sono le 22.22. Il treno è alle 22.25. E dobbiamo ancora entrare in stazione.”

Filippo: “Ce la dobbiamo fare.”

Cerco di camminare il più veloce possibile senza correre. Vedo la macchinetta dei biglietti. Italiano. Pavia.

.screen: “Non ti dà manco il treno delle 22.25 come opzione. Dioc*n.”

wooooow

Filippo: “ASPETTA!”

.screen: “Che cazzo c’è?”

Filippo: “IL GATE!!”

.screen: “Che cazzo ha il g… GENIALE CAZZO!”

Filippo: “C’è il gate! Non serve che prenda il treno. Serve che creda di prendere il treno. Una volta attraversato il gate… E’ FATTA! Fuggiamo più veloce del vento. E se ci scrive, non rispondiamo. E’ perfetto.”

.screen: “Sei un figlio di puttana codardo di merda… ma mi piace come ragioni figliolo.”

Filippo: “Grazie grazie”.

Estraggo il biglietto ormai fatto dalla bocchetta della macchinetta. Le sorrido. Guardo il tabellone e le dico il binario. Andiamo verso il gate.

Io: “Eh… non ti posso accompagnare purtroppo. E’ il gate. Il binario comunque è il 22”.

Lei: “Ok… ciao! E grazie!”

Io: “Ciao!”

Passa il gate, mi giro. Comincio a camminare.

.screen: “Non correre. Vai tranquillo. Come una persona normale. Cammina veloce. Veloce. Che se quella esce di nuovo dal gate e ti chiama è la fine. Veloce. Ma con calma. Veloce… ma con..”

Filippo: “HO CAPITO CAZZOO.”

Esco dalla stazione. Mi dirigo verso casa. Non mi sta arrivando alcun messaggio. Apro il portone di casa.

Sono salvo.

.screen: “Beh dai. Pompino al costo di un aperitivo. Ci sta.”

Filippo: “Mai più”.

I had fun

Era da tanto che non la vedevo. #13 era davvero bellissima. Con i suoi capelli piastrati. Castani. Sembrava quasi bionda anche se si incazzava quando glielo dicevi. Il suo vestito perfetto. Color crema. Svolazzante. Era perfetta come lo è sempre stata. Sedeva composta alla tavola aspettando gli invitati. Non se ne trova uno. Si propone di andarlo a cercare e si alza dal tavolo. Le dico che la aiutavo a cercarlo. Usciamo dalla stanza. Rimaniamo soli. Lei mi guarda. Mi chiede perché non l’ho cercata. Mi chiede perché sono passati così tanti mesi, senza che avesse la minima notizia di me. Comincia a piangere. Mi dice che a me non gliene è mai fregato nulla di lei. Che se me ne fosse fregato avrei provato a risentirla. A fare qualcosa per trattenerla. E invece non ho fatto nulla. Comincia a piangere quasi disperata. E’ bellissima, nonostante le lacrime che le solcano il viso. La guardo negli occhi. Questi occhi enormi. Da cerbiatto. Nocciola. Gli occhi più belli che abbia mai visto. Nonostante siano pieni di lacrime.

Le dico che non ho smesso mai di pensarla. Ogni singolo giorno. Che ogni singolo giorno mi chiedevo dove fosse. Cosa facesse. Che la amavo con tutto il mio cuore. Da quando ci siamo lasciati. E che non è cambiato assolutamente nulla. Anche se eravamo distanti. Anche se ci separavano i chilometri… il mio cuore era suo. E lo sarebbe sempre stato. Comincia a piangere ancora più forte. A dirotto. Ci baciamo. Ed è una bacio bellissimo. Quel bacio che sognavo da più di un anno. Finalmente ribaciavo la donna della mia vita. La donna che amavo veramente. Sarà la madre dei miei figli. La sposerò. E’ lei. E siamo finalmente… di nuovo…

…Mi sveglio.

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