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Molti quando iniziano questo percorso vogliono migliorarsi. Sono stufi di avere una vita di merda. Sono stufi di sentirsi rifiutati. Poveri e ignorati.

Vogliono realmente fare qualcosa per la loro vita. Vogliono spaccare i culi, diventare qualcuno. E questo va benissimo.

Il problema è che…. l’automiglioramento è masturbazione se prima non si decostruisce ciò che sei. Sotto certi aspetti l’autodistruzione, il raggiungere il fondo, l’annullarsi fino ai minimi termini… è la base per potersi ricostruire.

Bisogna arrivare al punto da non avere più un’identità. Al punto da quasi non sapere chi si è. Al punto in cui non si hanno più dogmi mentali, regole, cose giuste o sbagliate. Solo energia pura, pronta a essere modellata.

Raggiunto questo livello, allora si può costruire. Puoi costruire la tua personalità, ciò che vuoi, ciò che ti serve per stare meglio. Vagare alla ricerca di persone che amino la tua struttura disfunzionale e traballante… può portarti solo alla rovina. Alla sofferenza. All’umiliazione più totale.

Quanto segue è un rifacimento di uno dei miei post perduti. Lo pubblicai in una parte riservata e per questo, una volta che ne uscii, me lo salvai per non perderlo. Questa è dunque uno dei pochi post che si sono salvati dalla distruzione. E che molti non hanno neanche letto.

Parla della mia storia. Parla di come sono diventato una testa di cazzo. Parla di me e di #5. Di me e i miei genitori.

No, non sono speciale. No, la mia storia non è tanto diversa rispetto a quella di molti altri. Probabilmente tu stesso ti riconoscerai in queste parole.

Ma è la mia storia. E’ la storia di come sono stato annullato e ridotto ai minimi termini. Puoi leggerla e rimanere come sei. O puoi alzarti, guardarti lo specchio e chiederti: “ho realmente voglia di vivere la mia vita così?”.

Flashback #0

nonna

Sono il primo genito di due figli. Nati uno dopo l’altro.

Così… mia madre decise di occuparsi del più piccolo, mio fratello. Io venni affidato a mia nonna.

Già da piccolo mi fu negato l’affetto di mia madre a favore di un altro. A quel punto la scelta fu di amare mia nonna e amare mio padre.

Padre che, nonostante fosse il mio idolo, cercasse in tutti i modi di ingraziarsi mio fratello. Che, avendo mia madre, non lo cagava pari.

L’unica che mi rimaneva… era mia nonna. Religiosa, rigida, bigotta. Ma con una forza di volontà incrollabile.

Flashback #1: la scoperta

Siamo a casa mia. All’improvviso sento casino provenire dal soggiorno e scendo giù. Mio fratello aveva visto mio padre scrivere una mail. A una donna.

Caso di stato. Chi era questa donna? Cosa faceva mio padre con questa donna? Si minacciava di non andare più in vacanza. Mio padre addirittura “andiamo dall’avvocato. Tanto se non è ora sarà fra qualche anno”.

Avevo 14 anni. Io minimizzo. Dico a mia madre che è una cazzata.. non può essere. Mio papà non è quel tipo di persona.. Impossibile.

Per me mio padre rappresentava tutto. Era il mio idolo. Il mio modello di riferimento. Non ce n’era come mio padre. Gli volevo più bene della mia anima.

Flashback #2: anni prima, da piccolo

calcio bimboStiamo giocando a pallone con mio padre, mio fratello e alcuni nostri amici. Guarda caso per quella partita io ero contro mio padre.

Durante il gioco mio padre, scherzando, urla: “Passa! Passa!” sperando che ci cascassi. Io mi fermo immobile. Lo guardo dritto negli occhi e gli dico: “tieni papà”. E gli passo il pallone.

Non esitai minimamente. Avevo una fiducia totale e incrollabile nei suoi confronti. Lui sapeva cosa fare, lui voleva solo il mio bene, lui era il mio idolo. Era tutto. Era il mio Dio.

Lui rimase impietrito. Non se l’aspettava. Chiese di fermare il gioco. Si chinò, mi guardò negli occhi e disse “Filippo, non cambiare mai. Resta sempre così.”

Lo guardai e dissi “certo papà. Non cambierò mai”. Mi ridiede il pallone e continuai la partita.

Ho appena finito di piangere solo al ricordo.

Flashback #3: in vacanza dopo la scoperta della lettera

La vacanza procede tesa. Mia madre mi chiede cosa fa mio padre, con chi parla. Io ironizzo. Mio papà? Con chi vuoi che parli? E’ il mio idolo.

Un giorno torno a casa. Mio padre sta dormendo. Mia madre è riuscita a capire come sbloccare il suo cellulare. Sta scrivendo all’impazzata qualcosa copiandolo dal cellulare sul cartone di una medicina.

Sta trascrivendo un SMS.

“Dai forza, manca poco ormai, solo una settimana, siamo al giro di boa, poi torni e ci rivediamo”.

Apriti cielo.

Mio papà scende e vede mia madre con il suo cellulare in mano. Scatta come se fosse una tigre e cerca di prenderglielo. Parte una sorta di rissa in cui i due lottano. Mia madre per tenere il cellulare e il cartoncino, mio padre per fermarla.

Ma tanto è finita. Tanto ormai la maschera è scesa.

Mia nonna guarda la scena seduta sulla sedia. “Toglilele le mani di dosso! Brutto porco schifoso! Luamaio! (=quelli che spalano il luame, la merda, anche variante di puttaniere) Puttaniere!”

Mio padre, che aveva una stima infinita di mia nonna, si gira e le fa “Signora! Io non sono un puttaniere! Non ho fatto nulla! Quella donna non l’ho neanche toccata!”

Per tutta risposta mia nonna continua imperterrita con “Puttaniere! Luamaio di merdaaaa!”. Continuerà per tutto il tempo. In lacrime, con gli occhiali in mano. Il suo viso non mi andrà mai via dalla testa. Il suo giudizio, così assoluto, così perentorio, risuonerà per sempre nella mia testa.

Mio papà alla fine capisce che tutto è perduto. E’ inutile lottare. Io piango sul tavolo. Piango perché mio padre, il mio idolo… non è ciò che credevo che fossi.

E’ solo un puttaniere schifoso… aveva tradito la mia fiducia. Aveva tradito mia madre. Aveva tradito TUTTI… era solo un reietto. Un reietto che per sempre avrebbe vagato nell’oscurità. Senza l’amore di sua moglie e dei suoi figli.

A quel punto mio padre cercò di abbracciarmi. Cercò di rassicurarmi. Io urlai. Urlai come un pazzo. “VAI VIA! VATTENE!”.. lui si ritrasse. Mi guardò, distrutto. Mi girai. Le lacrime che mi solcavano il viso. “Papà… che cos’ha quella donna che mia madre non ha?”. Mio padre mi guardò, a pezzi e mi rispose “La dolcezza e la gentilezza…”

Mia nonna mi ripeté quelle frasi. Per mesi. Per anni.

Flashback #4: addio

padre e figlioMio padre è uscito. Dobbiamo tornare a casa, la vacanza è rovinata.

Io ero sempre davanti con mio padre in macchina. Ero il copilota… volevo essere sempre al suo fianco. Guardai mia madre e le chiesi se potevo sedermi dietro. Lei fece lo sforzo di sedersi al posto mio. Fu il viaggio più lungo della mia vita.

Avevo deciso. Non avrei mai più visto mio padre. Mai più. Quel giorno per me lui era morto. Finito. Non avrei mai più voluto saperne.

Appena arrivati… fu buttato fuori di casa. Con i vestiti dentro dei sacchetti dell’immondizia. Reietto.

Tornò a vivere a casa dei suoi genitori. Con cui non parlava più da mesi se non anni per via di screzi con mia madre. Lo ripresero a casa con loro.

Flashback #5: la campagna d’odio

Partì la campagna d’odio. Fu tremendo.

“Ora che non c’è tuo padre devo farti anche da padre.” 

Se prima ci controllava, ora ci aveva in pugno. Con questa scusa, le rotture di coglioni aumentarono oltre ogni misura.

Mia madre poi odiava i miei nonni. Gli odiava più di ogni altra cosa… doveva proteggersi. Loro la sfottevano per come si atteggiava e si sentiva minacciata. I miei nonni si sono sempre fatti i cazzi loro.

Mio nonno ha apertamente tradito mia nonna.. eppure sono rimasti assieme. Mia zia lavorava in un bar. Non so a che titolo. Si era sposata un riccone… che poi era scappato in Svizzera. Chissà che fine aveva fatto.

A quel punto mio padre si aggiunse alla lista dell’odio. Mio padre era la feccia. Era la peggior cosa accaduta sulla faccia della terra. Era l’origine di ogni male e soprattutto di ogni disgrazia di mia madre.

E io… beh. Io ero uguale a mio padre. E’ evidente.

Non lo volevo più vedere. Per me era morto.

Flashback #6: ciao papi

odioMio padre venne per vedere mio fratello. Io non lo volevo vedere. Mi ero chiuso a chiave in camera per paura che mio padre cercasse di parlarmi.

Una volta che fu andato via mia madre mi disse: “Filippo, fammi entrare”. Io “è andato via?”. Lei “si”.

Aprii e lo vidi. Sull’entrata della porta. Sgranai gli occhi, il terrore mi attanagliò. Ero bloccato, panico.

Mia madre mi aveva mentito. Pure lei, pure mia madre.. mi aveva tradito.

Ero solo. Non potevo fidarmi di nessuno.

Entrò, cercò di accarezzarmi.. ma l’effetto del suo contatto sulla mia pelle era come quello del fuoco. Stavo malissimo. Volevo solo che se ne andasse. Lo odiavo.

Contavo i secondi. Avrei voluto ucciderlo. Avrei voluto ucciderlo per quello che aveva fatto a me. A mia madre. E al futuro che mi stava condannando. Mi stava condannando a vivere controllato a vista. Sensi di colpa continui. Rotture di coglioni continue. E senza la minima protezione. Mi stava abbandonando. Non avevo nessuno.

Mi chiese di mostragli cosa stessi facendo.. i miei giochi. Lo feci, rigido. Lo odiavo. Lo odiavo tantissimo, con tutto il mio cuore. Stavo per esplodere.

Finalmente se ne andò. Guardai mia madre. Non capivo perché. La guardai disperato.

“Perché l’hai fatto?”

“Non va bene che un figlio cresca senza un padre”.

Da quel momento odiai anche lei. Ero distrutto. Solo.

Flashback #7: sei capace?

Mia madre mi chiese di mentire a mio padre.

Io non avevo mai mentito a nessuno.

Avevo promesso a mio padre che sarei sempre restato così. Puro, onesto. Semplice. Un bravo figlio.

Mia mamma mi chiese di fare il doppio gioco. Mi chiese di fare di tutto per agire contro di lui.

“Sei capace a dirlo? Eh? Sei capace?” come a dire “stupido idiota?”

Lo feci.

Flashback #8: mai più

muro tra me e mio padre

Da quel giorno non abbracciai mai più mio padre.

Non gli dissi mai più ti voglio bene.

Lui ci provò. Oh se ci provò. Provò a dirmi che mi voleva bene prima di darmi la buonanotte. Io rispondevo ai saluti… a volte neanche a quelli.

Tra me e lui si creò un muro. Mio fratello se possibile lo odiava pure di più.

Provò a farci conoscere “la troia”. Così veniva definita a casa. La “troia di mio padre”. Mio padre era “tua padre di merda”. Le figlie della “troia” ovviamente erano egualmente puttane. E banditissime. Potevamo parlare sia con lei che con loro, ma guai a portarle a casa.

“Vuoi forse dare un dispiacere a tua madre???”

Flashback #9

Un giorno… anni dopo… mio padre mi prestò il suo hard disk. All’interno c’era un file. C’erano dei numeri.

Sembrava la serie di stipendi che prendeva.

Andai da mia madre. Dissi a mia madre di guardare. Un sorriso balenò sul suo viso.

Flashback #10: la verità

martello giudiceQualche mese dopo mio padre parlò a mia madre della sua volontà di smettere di mantenere mio fratello. Ormai lavorava, prendeva i suoi stipendi. Non ne aveva la necessità. Mia madre gli disse che non stava né in cielo né in terra. Ne parlò con mio fratello.

Fu l’ultima volta che si parlarono.

Andai con mia madre dall’avvocato. Dissi che volevo che la pagasse.. che pagasse per ciò che ci aveva fatto.

Andarono in causa. Comparvero quei numeri. Quei numeri che io avevo tirato fuori. Mio padre, sbigottito da tali cifre. Irreali.

Per fortuna non erano vere. Erano solo numeri. I CUD di mio padre riportavano cifre ben diverse. Mia madre perse la causa ottenendo solo un lieve aumento della cifra pattuita per me.

I soldi pattuiti a mio esclusivo beneficio.. vennero divisi equamente tra me e mio fratello. Anche se io non lavoravo ancora.

Mio papà mi chiese più volte chi fosse stato. Mi chiese come avesse fatto mia madre, chi lo avesse tradito. O come si fosse inventata quei numeri. Mentii e continuai a mentire. Ancora adesso non lo sa. Non sospettò mai di me.

Flashback #11: non sono capace

Amo questa ragazza. #3. Faccio di tutto per mettermici assieme. Capisco che non riesco a farci una relazione aperta. Non riesco, non ne sono capace.

A quel punto cerco di valutarla per una storia chiusa. Cerco di sedurla per la terza, terza, volta… nella speranza di riuscirci.

Morale… si limona un mio amico. Di fronte ai miei occhi.

Terrore, distruzione. Mi cala il ghiaccio nel cuore, non la voglio più vedere.

E’… è…. è UNA TROIA! Sono distrutto. Cerca di ballare con me, la scaccio. Mi siedo, mi si siede in grembo. Voglio morire, sto esplodendo.

Sto esplodendo. Provo esattamente la stessa identica sensazione urticante di quando mio padre cercava di abbracciarmi, di consolarmi.

Non mi amava. Non si meritava il mio amore. Avrei voluto ucciderla.

La odiavo.

Flashback #12: l’amore della mia vita

loveRinuncio alle storie aperte. Non si possono fare, non sono cosa per me. E’ inutile.

Conosco un’altra ragazza. L’ho notata in discoteca e le ho detto che aveva delle gran tette. Mi ha visto ballare e l’avevo colpita. Giravo da solo in discoteca. La trovava una cosa affascinante.

Lei era addirittura andata in vacanza da sola. Faceva ingegneria aerospaziale. Voleva viaggiare, fare un interrail. Più parlava e più non riuscivo a non baciarla. La bacio dopo appena 20 minuti che la conoscevo. Le chiedo il numero, me lo dà felice.

Ci sentiamo al cellulare. Le scrivo. Siamo al secondo appuntamento. Le sto dicendo tutto. Le sto raccontando la mia vita. Mi sto aprendo come non mi ero mai aperto. Volevo veramente che con lei fosse diverso. Volevo che vedesse il vero me stesso. Volevo che mi apprezzasse per com’ero. Mi ero innamorato di lei.

“ma io in realtà… non ho mai avuto ragazzi… vorrei solo divertirmi”.

Cosa avevo sentito? Mi scese un peso allucinante nello stomaco. E’ UNA ZOCCOLA! Vuole solo scopare! Oddio.

No, lei no. Non può volere solo scopare. Non lei. Non quella di cui ormai mi sono innamorato.

Vado in bagno. Guardo lo specchio.

Nello specchio giuro a me stesso: “non importa. La farò innamorare di me. Ho fatto una tonnellata di corsi. So come fare”.

Flashback #13: sesso

“Vabbè… intanto la scopo. Poi vediamo.”

La invitai a lavoro da me. Dovevo fare degli straordinari e alle 10 di domenica ero ancora lì. Le mostrai i macchinari. Le mostrai i tablet. Le app che stavo facendo. La mia scrivania. La misi a 90. Le tirai via la maglietta.

Un tatuaggio le dipingeva tutta la schiena.

“Cazzo è… sono entrato in un porno!?”

Cominciai a scoparla. Venimmo. Parlammo un po’ insieme. Le spiegai dei siti internet di seduzione. Dei libri. Le dissi chi ero veramente. Pensai che sarebbe scappata. Invece apprezzava, le piaceva. Ero sconvolto.

Dopo averci pensato, provo a proporle una storia aperta. Mi piaceva veramente tantissimo, non volevo fosse “solo una scopata”.

Sapevo di non saper fare una storia aperta. Sapevo che l’unico tipo di relazione che conoscevo era una relazione chiusa. Mi serviva tempo. Non ne avevo e non mi sarebbe mai bastato. Dovevo essere più veloce che potevo.

DOVEVO FARCELA. A tutti i costi. Dovevo farcela.

Mi lessi di tutto. Mi lessi sul poliamore, su come fare sesso, sul tantra.

Ho persino pagato dei corsi nella speranza di capirci qualcosa.

Ho fatto letteralmente di tutto. Non sapevo più come venirne fuori. Dopo 4 mesi mi ero già reframmato innumerevoli volte. Non contavo i giorni che ero stato male. Avevo già fatto 3 volte tutti gli esercizi anti-ossessione e ne ero sempre uscito a malapena. Non era abbastanza.

Ma non importava. Dovevo farcela. Dovevo farcela. Dovevo capire.

Dopo 4 mesi la storia stava andando bene. Ero riuscito a farla entrare in stato orgasmico continuo. Aveva perso il conto del numero di volte che era venuta.. mi scriveva sempre lei. Perfetto.

Flashback #14: sesso like a pro

sex god methodGià programmata.. aveva una vacanza a Barcellona. Di una settimana.

Dovevo cercare di farle vivere dei momenti fantastici. Un mio amico mi scrisse.

“Bro ho trovato il libro definitivo cazzo. Devi assolutamente leggerlo. Mi ha stravolto la vita.”

Il libro si chiama Sex God Method. Parlava di come scopare da urlo. Cominciai a leggerlo come se ogni pagina fosse oro puro. Lo finii in poco tempo.

Cominciai a cambiare il mio modo di scopare. Cominciai a trattarla come una troia. Un giorno la presi per un braccio. Le dissi: “voglio scoparti come una troia da 30€”. La sbattei sul cofano di una macchina. In mezzo alla strada. In piena luce. La misi a 90 e cominciai a scoparmela.

Era estasiata. Non mi aveva mai detto che mi amava… ma non poteva mancare molto. Ormai pochi giorni ci separavano al suo viaggio verso Barcellona.

Ero preoccupato. All’appuntamento finale riesco ad arrivarci vivo e mentalmente impostato bene. La saluto in modo perfetto, senza insicurezze. Riesco a non farle capire che mi cagavo sotto all’idea che si scopasse qualcun altro.

Nel mentre… ne avevo baciate 7 in quei mesi. Una pure di fronte a lei. E pure più figa di lei. Lei non aveva sbattuto ciglio. Come cazzo faceva.

Tuttavia… le avevo solo baciate. Non riuscivo a farci sesso. Non ci avrei mai fatto sesso. Prima o poi me le bruciavo tutte. TUTTE.

Flashback #15: Barcellona

Mentre è a Barcellona esco. Non combino niente. Non combino un cazzo di niente. Guardo le ragazze passare… ma non sono lei. Non sono lei. Non sono lei.

Approccio, piroetta… e non ho neanche voglia di baciare l’ennesimo oggetto che mi ritrovo fra le mani. Questo mi sembrano. Solo un modo per sentirmi meglio. Non sono neanche reali. E non servono a nulla. Perché ci sono completamente sotto. Amo e penso solo a lei.

Ogni istante penso a quanto mi manca. A quanto voglio lei. A quanto sto soffrendo alla sola idea che lei non sia più con me. Sono distrutto.

Durante tutta la vacanza non mi scrisse. Dove cazzo era. Si stava facendo scopare quella troia. Lo sapevo. Sarà andata in qualche spiaggia nudista. O starà facendo la puttana in discoteca. Sto impazzendo. Cazzo, non riesco a smettere di pensare a lei.

Al secondo giorno la chiamai, preoccupato come non mai… cercai di sminuirla. Cercai di farla sentire una merda.

Avevo paura. Mi stavo cagando sotto. Sentivo già la spada in mezzo al cuore.

Mi buttò giù il telefono in faccia.

Guardai il telefono a pezzi. Sapevo cosa voleva dire. Sapevo cosa sarebbe successo. Avevo rovinato tutto. Avrei dovuto affrontare le mie più grande paure. Sarei stato di nuovo solo contro me stesso.

Solo pensarla mi uccideva. Non le scrissi più.

Il giorno prima del suo ritorno le scrissi dicendole che mi dispiaceva averla sminuita e le chiesi come stesse. Mi disse che stava bene e aveva voglia di rivedermi. Una parte di me stava morendo, l’altra ancora ci sperava.

Flashback #16: l’appuntamento

Andai all’appuntamento.. mi ero reframmato in tutti i modi possibili. Stavo cercando di tenere. Era bellissima. Più la guardavo e più mi sentivo fortunato. Di poter frequentare una ragazza così stupenda. Sorridente. Allegra.

Ci sedemmo al tavolo. Era un po’ spenta ma era contenta per la vacanza. Cominciò a raccontarmi dei posti che aveva visto. Delle cose che aveva mangiato. Di questo polpo buonissimo che le mancava tanto.

E… Mi parlò di quando conobbe questo. Di come era l’unico valido in mezzo a tanti bimbetti. Di come la baciò…

Mi pareva di morire. Tenevo la coperta con le mani come si tiene la sbarra quando sei sulle montagne russe. Stavo salendo e mi aspettava la picchiata. Strinsi i denti.

Mi raccontò… di quanta voglia avesse di scoparselo.. ma di come poi lui ci andò completamente in fissa. Di come fosse un incapace. Di come non fosse in grado.

Esultai dentro di me. Lo sapevo. Lo sapevo. Questi spagnoli erano tutti dei froci di merda. L’avevo sempre saputo. Erano degli incapaci del cazzo. Altro che come me. Io ero un cazzo di pro. Fottetevi sfigati!

Nel dubbio però stetti zitto per gran parte del tempo… la tempesta passò. Non aggiunse altro.

Flashback #17: il camion in pancia

Decidemmo di spostarci. Stavamo andando a fare sesso. Finalmente. Era come una pastiglia. Un momento in cui mi diceva che andava tutto bene. Che andavo bene per com’ero. Che mi accettava. Ne avevo bisogno con tutto me stesso.

Ero ancora gasato dal sapere di essere ancora illeso. Iniziai ad eccitarla.. andava tutto alla grande.

Feci per penetrarla. Glielo stavo per mettere dentro senza. Lei prendeva la pillola.

Mi disse “forse è meglio se metti il preservativo”.

Mi crollò il mondo addosso ancora una volta. “Ma ti sei scopata un altro?”.

Mi guardò, non sapendo cosa rispondere. “Non è per quello ma… si”.

Dentro di me una voce urlò: ZOCCOLA! E’ SOLO UNA TROIA DI MERDA!

Un camion mi travolse. Era come se un ariete mi avesse centrato la bocca dello stomaco. Fu quasi come svenire.

Dissi “ok” andando a prendere un preservativo.. persi l’erezione all’istante. Non riuscii più a penetrarla. La schifavo. Non riuscivo neanche a guardarla. Non riuscivo neanche a capacitarmi della cosa.

Arrivai persino a chiederle scusa. Scusa perché ero un mezz’uomo. Scusa perché ormai era calata la maschera. Scusa perché non riuscivo. Le avevo promesso una storia aperta… e non riuscivo.

Le avevo promesso una cosa… e invece stavo a crollare. Come un quindicenne.

Mi dissi di smetterla. Che la repellevo. Che era tremendamente a disagio.

Mi fece un pompino. Per pietà. Ma non volle che la toccassi.

Le dissi che le volevo bene. Mi disse che me ne voleva anche lei.

Flashback #18: la depressione

depressioneStetti in depressione per una settimana e mezza. Con depressione intendo che la prospettiva di morire mi sembrava molto valida e sensata. Riuscire a non uccidersi fu una delle cose più difficili che ho fatto nella mia vita. Non mangiavo. Guardavo il vuoto come se nulla avesse più significato. Non sapevo cosa fare.

Dovevo rivederla… ma non sapevo neanche cosa dirle. Andai all’appuntamento. Le spiegai. Le spiegai cosa è successo. Le dissi che la mia parte irrazionale non era ancora pronta, che andava allenata. Dovevo allenarmi all’idea.

Le dissi che potevo farcela.. alla fine avevo in parte accettato la cosa. Riuscii a passare un po’ i suoi filtri… mi disse qualche dettaglio, anche se non esplicitamente richiesto. Non mi sentii morire dentro. Ormai però sentivo quel muro che era nato tra me e mio padre tra me e lei.

Quasi non mi guardava. Io non riuscivo più ad amarla completamente. C’era la cortina di fumo in mezzo.

Ora (— giugno 2016)

Le ho scritto un messaggio l’altro giorno… distrutto, fuori fase. Ci vediamo giovedì. Non ci sentiamo più da allora. Aveva da studiare.

Ho realizzato il blocco. Ora parte tutta una serie di esercizi, di reframe, di sticazzamenti vari. Questa mattina mi sono impegnato per un’ora buona. Sono passato da ossessione profonda, piegato in due dal dolore, dal non mangiare… ad avere un leggero blocco alla gola.

Detto questo… mai sottovalutare l’infanzia. Mai sottovalutare i genitori. Mai sottovalutare la gente che abbiamo avuto da bambini. Quando eravamo indifesi.

Papà… ti voglio bene. E scusa se ho ascoltato mamma.

Mamma… ti voglio bene. Vivi in un mondo di paura. Ma in fondo… chi non vive in un mondo di paura? Un mondo pieno di limiti. Pieno di pensieri assurdi. Un mondo in cui si cerca costantemente la propria identità guardando gli altri. Cercando di controllare ogni loro movimento. Cercando di prendere sicurezza da ogni loro minima espressione.

Per chi è arrivato fino a qui… un abbraccio.

Stasera morirò. Un’altra volta.

Domani la rivedrò… ma non avrà importanza.

L’importante è che venerdì rivedrò mio padre.. e… dopo 10 anni lo abbraccerò e gli dirò “Scusa papà. Ma.. io ti voglio bene. Grazie per essere sempre stato al mio fianco. Scusa se sono cambiato.”

Quando ero piccolo, dopo che se ne andò, mio padre mi disse “un giorno capirai”. L’ho sempre preso per deficiente, per manipolatore. Pensavo fosse un pezzo di merda che aveva rovinato la mia vita. Neanche lo ascoltai.

Scusa papà… finalmente ho capito. Finalmente.

Ci sono voluti 10 anni… ma ho capito.

Ti voglio bene papà.