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Taormina, vista dall'alto

Finalmente l’avevo convinta. Si stava togliendo i pantaloni. Era la cosa più orrenda e orripilante che abbia mai visto. Un culo enorme, sfatto. E, per di più, sembrava un campo minato. La pelle di chi ha mangiato la peggiore merda. E ha avuto brufoli per una vita. Mi faceva venire il voltastomaco. Si era tolta il reggiseno. Delle tette cadenti del genere non le avevo mai viste.

Filippo: “Non voglio parlare di queste cose… ma perché dobbiamo fare sempre la figura dei senza coglioni incapaci porca troia?”

.screen: “Perché lo sei. Se non scriviamo di sta roba di che cazzo vuoi scrivere? Che sei un figo? Fai schifo al cazzo e scopi solo perché hai un bel viso e cerco di farti stare il più zitto possibile. Che vuoi, passarci pure da figo?”

Filippo: “Ti odio.”

Ci stavo parlando del più e del meno. Intanto ci ripensavo. Una vacanza intera. Dove avrei dovuto spaccare. Dovrei avrei dovuto chiudere. Dove mi aspettavo facilmente di raggiungere il risultato… e invece non avevo combinato un cazzo. Un cazzo.

A: “Mi hai deluso. Io pensavo che fossi .screen. Pensavo che aprissi. Pensavo che avresti chiuso. Pensavo che ti interessasse sedurre le ragazze… e invece.”

Quella sera era la serata latina. Peccato che io non sapessi ballare latino. Avevo iniziato, avevo fatto 6 mesi. Poi mi hanno chiuso il corso. Stavo ripensando alla mia schiena. E al fatto che non sarei mai durato più di altri 20 minuti in piedi. E la serata doveva ancora iniziare. Doveva ancora iniziare.

A: “Non pensavo che durassi così poco in piedi. Cioè ma a Milano come fai? Stai sempre chiuso in casa? Ma… se una ragazza ti chiede di uscire. Di andare a ballare? Che cosa le rispondi?”

Eravamo vicino al bancone. Il bancone era proprio all’ingresso. Sulla sinistra c’erano dei tavoli. Come se fosse il privet, anche se in quel luogo il concetto di privet fosse aveva gran poco senso. Volevo solo sedermi. Stavo ordinando un Negroni. Per cercare di durare in piedi quei 40 minuti di più. Sapevo che l’avrei pagata. Sapevo che quella doveva essere la mia ultima serata in quelle condizioni. Altrimenti avrei fatto troppi danni.

A: “Mi passa la voglia di conoscere ragazze con te. Guarda, ci sono quelle lì. Possiamo andare a parlarci.”

Era vestito di rosso. La mia camicia rossa da battaglia. Jeans leggermente strappati. Scarpe Hogan. Barba perfetta. Mi guardava come ti guarda tuo papà mentre aspetta che inghiotti l’antibiotico. In quel momento avrei solo voluto sedermi. Anzi, avrei voluto andare a casa. A dormire. A non fare nulla. A svegliarmi presto per andare al mare il giorno dopo. Le ragazze erano lì ferme. Senza vita, senza voglia. Dovevo andare lì a sorridere e fare lo spettacolino. A divertirle sperando di farci sesso…? In queste condizioni…?

Io: “Quelle che si stanno tagliando le vene intendi?”

Filippo: “Ma perché devi dare queste risposte del cazzo?”

.screen: “Ah, preferisci andare a parlarci? E cosa le diciamo che non ti reggi in piedi sfigato di merda?”

Filippo: “Vabbè ma senti andiamo lì e facciamo presenza no?”

.screen: “Si come con tutte le altre fighe di legno che abbiamo aperto fino a ieri? Non combinando un cazzo per l’ennesima volta? Almeno lasciami stare seduto e non cagare la minchia.”

Fotografia

manichino fotografia softbox

Il manichino era lì, in piedi, completamente inerme. Come se aspettasse qualcosa. Stavo ascoltando il mio maestro che mi spiegava come funzionava la luce. Come il colore bianco riflettesse la luce mentre gli altri assorbissero una certa tonalità di luce.

Non me ne fregava un cazzo. Avevo un mal di schiena allucinante. Ma stavo cercando di stare attento. Avevo pagato 250€ per quella cazzo di lezione sui flash. Per capire la differenza tra una minchia di beauty dish e un diffusore. Cosa di cui non me ne fregava un emerito cazzo. Ma mi serviva. Per farci i soldi. Per aumentare il mio valore.

Avevo un mal di schiena che l’avrei strozzato. Solo per potermi sedere e stare fermo. Solo per potermi fermare anche solo per qualche minuto. Ma a breve avrei avuto anche un personal training in palestra. Ottimo.

“Vedi come con il beauty dish la luce è leggermente più diffusa e meno dura rispetto alla parabola nuda. Inoltre vedi, fa questo effetto avvolgente che è perfetto per le immagini di beauty. Come quelle dove devi mostrare l’effetto delle creme o la bellezza del viso della modella…”

Palestra

io che stacco

P: “Stai centrato sui piedi. Senti il femorale tirare. Guarda un punto avanti. Aria dalla pancia. Tira fuori quella pancia. Duro. Non irrigidire i dorsali. E non alzarmi il collo che sono 80kg del cazzo porca troia. Non puoi prenderti lo slancio per 80kg che le ragazze ci fanno 5 ripetizioni per scaldarsi con quel peso.”

Avevo l’interno delle gambe che stava andando a fuoco. Che cazzo stava succedendo. Tenere quella posizione di merda era una tortura. Cercare di rimanere lì fermo nonostante il dolore. Buttando fuori la lombare che urlava pietà. Cercando di usare le anche… le anche che stavano piangendo. Come ca…

P: “Ecco, bella merda. L’hai tirato su tutto di braccia. Devi fare pressione con le gambe, quante volte te lo devo dire? Eri curvo che sembravi un nonno che raccoglieva le chiavi per terra. E mi hai alzato pure quel cavolo di collo. E ora ti alzi. Madonna ti alzi quasi che avessi sollevato una montagna. Non si può lavorare in queste condizioni”.

Stavo cercando di concentrarmi. Che cazzo stavo facendo di sbagliato. Com’era possibile che stessi facendo così tanto una merda.

P: “Ogni volta che stai per partire ti siedi. Porca troia. Ti siedi, mi butti tutto il peso sui talloni. Ma com’è possibile che te la meni così tanto sullo scopare e non sai fare un movimento di bacino del cavolo? Mettiti in piedi. Ok, mettiti in retroversione con il bacino. Ok, ora in anti versione. Vedi. Porca troia, muovi tutto il corpo. Non devi buttare il peso sui talloni e andare indietro. Devi stare fermo e buttare solo il culo in fuori. FERMO. Ma come fai a scopare preso così?”

A volte ritornano

tramonto figo

La stavo aspettando. Non sapevo neanche se sperare che fosse figa. Brutta. Oppure che mi paccasse. Tanto ormai. Era quasi meglio che la gente ridesse di me. Tanto se ci passo da figo a nessuno interessa quello che scrivo. Quasi che sia un affronto al fatto che loro non stanno ottenendo un cazzo.

Il cellulare comincia a vibrare. Compare il nome di #12 sullo schermo. Che cazzo voleva, erano mesi che non la sentivo.

“Eh… ciao Filippo. Lo so che forse non volevi più sentirmi ma… ecco. Per una serie di coincidenze e scelte sbagliate. Ecco. Sono a Milano. E ho perso l’ultimo treno per tornare a casa. E… mi servirebbe un posto dove dormire.”

Filippo: “Ok, pacco all’istante quell’altra. #12 almeno è una delle più fighe che mi sono scopato.”

.screen: “Si ma è doppia. Non fa punto. L’altra anche se è un cesso è nuova. Cazzo te ne fai di riscoparti una vecchia?”

Filippo: “Mi sembra un ragionamento del cazzo. Ma quindi cosa proponi?”

.screen: “Tentiamo di scoparci la prima e poi se questa mi rimane in zona le diciamo di salire e ce le scopiamo entrambe.”

Filippo: “Mi sembra un’ottima idea… per non scopare nessuna delle due.”

.screen: “Quindi preferiresti dare la precedenza a #12 che l’ultima volta che l’abbiamo vista ci ha allagato la casa. E deve ancora qualcosa come 400-500€ a tuo padre tra i danni, affitto non pagato e bollette di quando gli ha affittato la casa?”

Filippo: “Su questo in effetti hai ragione.”

Remote working

aereoplano che sorvola il cielo

Stavo cercando una cavolo di polo pulita e stirata. Dovevo sembrare una persona accettabile. Dovevo sembrare intelligente.

E io ero in Sicilia. A breve avrei dovuto dire ad A che prima di andare a letto avevo preso un aereo per tornare a Milano. Avevo speso ben 190€. 190€ per un biglietto in giornata. Per tornare a Milano.

Avevo una call da remoto con gli studenti di Padova. Dovevo seguire una loro presentazione. E io ero in vacanza. Ma dovevo lavorare lo stesso e vedere che cosa avevano prodotto. Che bello, che gioia, che voglia. E sembrare pure sul pezzo.

190€. Buttati nel cesso per niente. E dovevo pure dirglielo. E dargli una spiegazione accettabile. Sperando pure che fosse così gentile da portarmi fino all’aereporto. Dopo che il giorno prima gli avevo pure sbroccato in faccia ubriaco.

Ero un cazzo di fallito. E non solo ero un fallito. Ero un fallito con la coda tra le gambe che se ne stava tornando a casa. Stavo abbandonando tutto così di botto. Guardavo Tinder e c’era questa russa tutta contenta che non vedeva l’ora di vedermi.

Ma tanto era alta 1.74m. Come me. Mi avrebbe schifato sicuro appena mi avesse visto in faccia. Tanto valeva smettere di illudersi e abbandonare tutto. Tornare a Milano… a fare schifo. Almeno da non vedere il disgusto, la rassegnazione, la delusione, negli occhi di A ogni singolo giorno. Quello sguardo che non volevo vedere allo specchio alla mattina quando mi guardavo appena sveglio.

Che cosa gli avrei detto ad A quando si sarebbe svegliato?

“Buongiorno ragazzi. Si vi sento. Potete iniziare.”

L’ascensore

ascensore

L’ascensore è arrivato. Apre le porte e la vedo. Cazzo, è alta. Che palle. Cazzo, ha un culo che fa provincia. Cazzo, ha pure gli occhiali. Perché continuavo a usare questo cazzo di Tinder? Vabbè, ma sembra di avere un viso carino. E le tette non sono malissimo. Forse ce la posso fare.

.screen: “Certo che tu hai una passioni per i cessi eh. Ma spiegami perché ci siamo tirati su questa qui. Potevamo farci dare instagram. Potevamo controllare mille cose. Perché? Dimmi… perché?”.

Filippo: “Forse vorrei solo tornare a fare punto. Forse vorrei solo tornare a vincere. Per una volta.”

.screen: “E… siamo tornati a vincere. Con questo cesso qui? E che vittoria sarebbe? Vuoi anche vantartene? +1 bro!?”

Filippo: “Ma non eri tu quello del +1 a tutti i costi!? Ma scusa. Sei tu che hai insistito per tirarci su questa qui anche se non l’avevamo mai vista!”

.screen: “Mi hai lasciato la scelta tra una psicopatica già scopata e una mai vista che Cristo sapeva come fosse fatta. Prossima volta chiedimi tra scopare una mucca e metterlo dentro un mietitrebbia, così ti stupisco con le risposte.”

Filippo: “Ti odio.”

Commercialista

tasse

C: “Pronto, si buongiorno. Allora ho guardato quello che deve pagare e dobbiamo capire un attimo come fare. Si ricorda che le avevamo detto che doveva pagare 450€ a novembre e lei aveva detto di rimandare? Ecco, alla fine bisogna pagarli. Più la penale del pagamento in ritardo. E… si, anche quest’anno ha superato di nuovo lo scaglione. Oltre a dover ridare i soldi del bonus Renzi. Quindi sono circa 1500€ che dovrà pagare nei prossimi mesi.”

Io: “Ah… ok. Ma posso pagarli anche a rate o devo pagare tutto assieme?”

C: “No, glieli tratterranno dallo stipendio. 300€ al mese. Oppure se facciamo l’unico può pagarli con i modelli F24 come l’anno scorso. Ma costa di più fare l’unico invece che il 730.”

Io: “Capisco…”

Presi in mano la Nikon D750 che avevo appena comprato su Amazon. 1200€ di macchina. Avrei dovuto abbandonarla e ridarla indietro. Per recuperare dei soldi. Dopo che ormai l’avevo fatta mia. Dopo che ormai mi ero abituato a usarla. Non volevo.

Il forum

blocco del mio diario sul forum di fotografia

Filippo: “Ma come!? Mi hanno bannato?! Di nuovo!?!! Ma porco cazzo. Ma perché continuano a bannarmi ovunque!?”

.screen: “Non ti hanno bannato. Ti hanno chiuso il diario. E per forza. Fai il fenomeno dicendo che farai un sacco di soldi. Quando in realtà ancora non stai prendendo un euro. E probabilmente non ne prenderai manco uno. E devi pure ridare indietro la macchina fotografica. Sei un fottuto genio del male.”

Filippo: “Ma no ma cioè.. senti ma questo si mette a farmi i conti in tasca e che dovrei fare!? Dirgli, ‘si, hai ragione. Sono un coglione!’?”

.screen: “Partiamo dal presupposto che lo sei. Tanto che il nostro bomber deve pure ridare indietro la sua bellissima macchina perché è un poveraccio. Ma atteggiarsi. Così, in modo sterile. Solo per fargli vedere che ce l’hai più lungo. E’ l’admin del forum. E’ ovvio che voglia avercelo più lungo di te. E’ ovvio che voglia dirti come stare al mondo. E’ ovvio che creda di avere la verità in mano e abbia voglia di tirarti merda a random solo per sfogarsi quando ha un po’ di potere in mano. Lo fai pure tu con il tuo gruppo del cazzo, vuoi che non lo faccia lui?”

Filippo: “Si ma.. eccheccazzo porca di quella troia. E quindi ora che facciamo?”

.screen: “Ora fai lo sfigato e supplicando in ginocchio chiedi scusa. Ma tanto ti avrà mandato a fare in culo definitivamente quindi ormai potevi svegliarti prima. Come ogni santa volta che ti fai bannare. Genio del male.”

Carissimo, 
questo è un sito di divulgazione fotografica autogestito e senza scopo di lucro, nel quale gli interventi di consulenza si intendono tra persone che se ne avvalgono nella loro personale dimensione fotografica, non professionale.
Tu invece ti sei appena qualificato come professionista, alla ricerca di consigli specialistici gratuiti.
Prova a stanziare nel tuo budget anche le spese per il tutoraggio che cerchi.
Sarebbe cosa più lineare dell’impostazione che avevi dato al tuo pseudo-diario.
Meglio aprire un blog.
Oppure dichiarare anticipatamente le tue esigenze, senza mascherarle della tua palesata inesperienza.
Tra le persone che in questi mesi ti hanno supportato su quel topic ce ne sono alcune che dopo quello che hai scritto oggi, sono certo si siano pentiti di averlo fatto.
Puoi chiaramente cambiare registro e continuare ad apportare il tuo contributo di esperienza. 
Ma il diario di acquisti e vendite delle attrezzature e le valutazioni su prezzo e peso non sono argomenti di nostro interesse.
Buone foto.

.screen: “Ecco, ti ha detto pure che sei uno sfigato che scrive solo così inutili AHAHAHAHA. Che fail umano di uomo che sei.”

Filippo: “Ti odio. Nella maniera più assoluta.”

Timidezza

timidezza, bimbo piccolo

Filippo: “Questa qui è un pezzo di marmo. Bacia di merda. E’ timida da fare schifo. Come minchia la sciogliamo?”

.screen: “Ti sei pure dimenticato di offrirle una birra. Non serviva a un cazzo, ma almeno porca troia. Nemmeno quello.”

Filippo: “Senti, mi sono dimenticato. Quindi?”

.screen: “Falle un massaggio. Magari si scioglie e finalmente ce la dà. Certo che però hai un bel coraggio a scoparti questa.”

Filippo: “Dai, ha delle belle tette. Posso farcela.”

.screen: “Auguri”.

Le propongo di farle un massaggio. Con questa scusa la spoglio.

Di fronte a me si dipana uno spettacolo orribile. Come facevo a scoparmi una con un culo così distrutto dalla vita? E con delle tette flaccide da fare pietà? Era impossibile.

.screen: “AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH porcod*o se sei uno sfigato. Dai su, falle un massaggio ahahahahahahahahah. Porca troia sto male.”

Filippo: “No seriamente, mi fa schifo anche solo toccarla. Cioè mi dispiace per lei, ma seriamente. Devi volerti del male da solo per ridurti in ste condizioni ignobili. Ma che ha alla pelle. Sembra che abbia avuto un brufolo ogni 3 millimetri. Ma che merda si è mangiata questa per anni?”

Comincio a farle un massaggio. Chiedendomi come potessi fare. A che santo votarmi. Comincio a pensare a una via di uscita. A come andarmene. In fondo avevo ancora la mia ex. Magari potevo recuperarla e almeno fare sesso con lei. Erano due settimane, forse tre ormai, che non battevo chiodo. Dovevo fare qualcosa. Cominciava anche a essere tardi. Chissà se #12 era ancora lì ad aspettarmi.

Filippo: “Questa non me la scoperò mai. Con cosa mi eccito? Guardando il comodino? Senti mandiamola via e cerchiamo di recuperare #12.”

.screen: “AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH…”

Filippo: “Senti la smetti di ridere e mi aiuti cazzo!?!? Che minchia le dico?!”

.screen: “AHAHAHAHAHAHAHAHAHA…”

Filippo: “Porca troia sei utile quanto un palo nel culo pieno di sabbia.”

.screen: “AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH..”

Cominciava a strusciarsi addosso a me in modo preoccupante. Mi chiede di togliermi la maglia. Quasi ha un mancamento. Comincia a palparmi il culo famelica.

Filippo: “Beh, però almeno con questa mi sento un figo da paura.”

.screen: “AHAHAHAHAHHAAHHHAHAHAh.. ti prego ho le lacrime.”

Filippo: “Vabbè ok la mando via. Anche perché sta cosa comincia a urtarmi.”

.screen: “AHAHAHAHAHAHAHAHA”

Le dico che c’era un mio amico che mi aspettava. Che dovevamo fare serata assieme e che era giù che mi attendeva. Che era il caso che andasse. Riprendo in mano il cellulare per scrivere a #12. E leggo.

il primo messaggio di #12

Filippo: “NO CAZZO. Che minchia le scrivo?!?!?!”

.screen: “AHAHAHAHAHAHAHA porca troia ho i crampi.”

Filippo: “.screen PORCOD*O aiutamiiiii.”

.screen: “AHAHAHAHA senti amico. Stai facendo una merda dietro l’altra. Che vuoi che ti dica? Che faccio la magia e aggiusto sta merda colossale che stai facendo? Che sono, la fata turchina?! ahahaha. Sto male.”

Filippo: “Vabbè ok… farò da solo”.

il secondo messaggio di #12

Comincio a far uscire la ragazza di casa. Ci stava mettendo un’epoca. Arriviamo finalmente alla porta. Fuori sento l’ascensore arrivare. Non era #12 vero? Che magari aveva trovato aperto ed era salita?

.screen: “AHAHAHAH ti prego fa che sia #12. No ti prego sto già morendo. Ma comunque figurati, quella sarà già su marte. Hai perso il treno bello.”

Sento delle chiavi uscire. Entrano nella toppa. Era uno dei vicini.

Apro la porta. La bacio e la saluto. Mi sa che avevo appena mandato in vacca l’intera serata.

il terzo messaggio di #12

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