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#50

copia.. di una copia.. di una copia

E’ ogni volta lo stesso schema. Lo stesso metodo. La stessa danza finalizzata allo stesso obiettivo. Gli stessi passi. Così terribilmente ripetitivi e standard. Così terribilmente fissi. La sequenza è la stessa e tu sei un mero esecutore. Ed è quello che hai fatto. Anni e anni di allenamento a replicare una serie di atteggiamenti senza il minimo attaccamento emozionale. A diventare il robot perfetto per dare emozioni e sensazioni perfettamente calibrate per la ragazza che hai di fronte. Riuscendo a risultare vero, reale, autentico, con emozioni totalizzanti… senza attaccarti. Senza lasciare davvero che qualcuno ti entri dentro in modo indelebile.

E ora ti senti… terribilmente… vuoto. Non pensi più a nulla. Non esiste più nulla. Hai solo il vuoto cosmico nella testa. Le voci hanno smesso di parlare.

E hai capito cosa vuol dire essere… Dio.

Filippo: “Continua a menarsela con sta cosa della modella. Ma se poi è una figa atomica? Ma se poi non riusciamo a gestirla? Ma se poi ci finiamo sotto come ogni cazzo di volta? E questi che si umiliano sotto casa sua con fiori e roba. Ma io ho paura. Senti non ho voglia di finire per farle da zerbino frocio passivo. L’ho già fatto una tonnellata di volte. Eviterei.”

.screen: “Porcod*o che peso umano che sei. Oh senti, ci finisci sotto come ogni cazzo di volta e amen morta lì. Facciamo così. Tu fammi chiudere, poi se vuoi mandare tutto a puttane fai come con #49 che hai iniziato a fare il frocio.. puoi farlo. Ma DOPO che io ho fatto la mia danza dell’accoppiamento e almeno ce la siamo trombati. Ok?”

Filippo: “Ok senti, fai un po’ te.”

Forse dovrei smetterla di incontrarle in stazione centrale. Ogni volta che ci penso mi sembra che sia la fotocopia della fotocopia. Incontri tutti uguali. Problematiche tutte uguali. Finalmente la riesco a vedere. Aveva una cuffia all’orecchio e all’inizio non la riconosco.

.screen: “Attenzione, è arrivata Naomi Campbell.”

Filippo: “Vabbè dai ma è carina.”

.screen: “Vedo proprio la gente piangere e dilaniarsi dentro al solo passaggio di una figa epocale del genere.”

Filippo: “La vuoi smettere?”

La bacio all’istante. Come aveva letto in ogni passaggio del mio blog. Come sapeva esattamente che sarebbe successo.

#50: “Non pensavo l’avresti fatto davvero.”

Io: “Cosa?”

#50: “Boh, baciarmi subito così. Poi.. non mi sento usata da come mi baci. E’ strano. Lo so che per te sono solo una bistecca.”

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Riprendo a baciarla e le sporco tutto il viso. Non pensavo avesse il rossetto, ne aveva uno color carne e non mi ero accorto. Male.

.screen: “Bene dai ottimo, portala a casa che ce la chiaviamo senza passare dal via e bon.”

Filippo: “Ma io voglio conoscerla. Lei mi piace un sacco come persona. Poi le voglio bene.”

.screen: “E’ carino che ci credi veramente ogni volta. Dai segna questa tacca e andiamo avanti.”

A casetta

E’ strana come sensazione. Probabilmente ho sviluppato un ancoraggio con la stazione. Appena vedo la ragazza. Appena la bacio. Appena… succede è come se scattasse .screen. E come se avessi un secondo di lucidità mentale totale. Ogni schema, ogni mossa. Ogni parola da dire. E’ chiara, limpida nella mia testa. So cosa fare. So ogni minimo passo. So cosa devo fare. Cosa devo dire. Che margine di errore ho. Fin quanto devo spingere su una certa emozione o quanto devo eccitarla. In questo caso… beh. In questo caso non dovevo fare nulla.

La sto portando verso casa mia. Ogni passo misurato. Ogni respiro calcolato. Ogni tocco millimetrico. Sto eseguendo ogni azione con una calma e una precisione al pari di un chirurgo che ormai ha visto la morte in faccia così tante volte da non avere più alcun dubbio. Rilassato, freddo, glaciale. Anche se il suo paziente sta morendo dissanguato tra le sue mani.

bruce lee mindset

Filippo: “La vuoi smettere?”

.screen: “Di fare cosa?”

Filippo: “Di essere così calcolatore del cazzo. Non possiamo vivercela un po’ più normale?”

.screen: “Spiegami. Hai dedicato tutta la tua vita a sapere cosa fare… e ora vorresti non saperlo? Spiegami ti prego. Sono tutto orecchi.”

Filippo: “Non so. Vorrei che una volta. Per una volta… fosse diverso.”

.screen: “Mhm. E perché per una volta vorresti non scopare? Spiegami.”

Filippo: “Ma io voglio scopare… vabbè senti lascia stare. Fai.”

screen: “Grazie.”

Entriamo in ascensore. Continuo a baciarla. Le metto una mano in mezzo alle gambe. E comincio a toccargliela.

.screen: “Dai è un troione. Entra in casa, sbattila al muro e chiavatela. Così ce la sbrighiamo in 5 minuti.”

Filippo: “Porco*io, ma la vuoi smettere? Io vorrei anche conoscerla. Berci qualcosa assieme. Vedere se può piacermi veramente.”

.screen: “Certo che sei un peso umano indicibile. Però hai detto una cosa intelligente. In effetti non possiamo scoparcela subito. Poi perdiamo l’aperitivo e non mangiamo più niente. A meno di paccare l’aperitivo in blocco. Mah. Dai ora la sbatto al muro appena entrato e la chiavo come un animale.”

Filippo: “Hai l’eleganza di un babbuino storpio. E comunque no, vaffanculo. Porcod*o dai, questa mi piace. Voglio conoscerla. Tanto ce la scopiamo lo stesso. L’hai detto anche tu, no? Che cazzo di fretta c’è?”

.screen: “Allora, intanto io non la guferei così sereno. Evitiamo, grazie. Detto questo, senti fai quel cazzo che ti pare. Sei inutile. Ma tanto questa te la dà pure se fai il babbeo completo. Tanto mi vuole chiavare. Fai pure il tuo cinema di stocazzo. Così sei contento.”

Filippo: “Grazie. E poi è anche una tecnica di David De Angelo. Quella del portarle a casa prima dell’appuntamento. Così si abituano alla casa e si sentono serene quando ci entrano poi per scopare. Sapendo che la prima volta sono uscite senza che le hai toccate.”

.screen: “Senti, che fai il frocio lo posso anche accettare. Ma che me la nascondi come tecnica mi fai solo incazzare. Per favore evita. Anche perché lo sai che tanto non serve a un cazzo.”

Filippo: “Vabbè ok, ok.”

Aperitivo

camminare. Piano. Verso. L'obiettivo.

Mi ricordo le prime volte che ho baciato delle ragazze dopo pochi minuti. Ero esaltato. Nervoso. Pensavo fosse incredibile. Una magia. Qualcosa di fantastico. Era come segnare un goal. Avevi un rush di adrenalina pazzesca.

Ora… ora è come essere un killer. Hai tutto sotto controllo. Ogni millimetro. Ogni mossa. Ogni passo. Parli lentamente. Misurato. Sereno. Tranquillo. La sicurezza di chi sa cosa sta facendo. La sicurezza di cui ha poche certezze nella vita. Ma che si stanno compiendo tutte. Una dopo l’altra. Pure quelle… più improbabili.

Scendiamo in ascensore. Camminiamo verso il posto dell’aperitivo.

#50: “Ah! Che figo! Non vedo l’ora di vedere il cameriere! Sono così curiosa!! Ma qui è dove le porti tutte?”

Io: “Si, è questo il posto. Quello è il Nik’s. Qui invece è dove faccio aperitivo. Tiene aperto fino alle 9. Per cui poi sei obbligato ad andartene. E’ perfetto. Così non devo neanche trovare una scusa per spostarci a casa mia.”

#50: “Geniale.”

.screen: “Questa te la chiaveresti pure se io non ci fossi. Ho fatto dei numeri tali con le ultime chiavate che questa me la darebbe anche solo per stima. Senti divertiti e fai le tue minchiate che tanto questa te la chiavi pure se dici che la ami come fai di solito.”

Filippo: “Intanto non vedo cosa ci sia di male a dire a una donna che la ami. E, al di là di questo, a me questa piace. Almeno le piace quello che faccio. E’ realmente interessata a me. Non come tutte quelle che vogliono solo chiavare e basta. Le piace davvero quello che faccio.”

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.screen: “La cosa problematica è che sta roba la pensi davvero. Porcod*o se stai messo male. Per fortuna che ci sono io che ti faccio chiavare che davvero altrimenti messo così non vedresti figa fino al duemilamai. Madonna signore. Senti muoviti a fare le tue frociate che questa la distruggo, poi le diamo un calcio in culo e fuori dai coglioni.”

Filippo: “Ma senti, questa apprezza quello che facciamo. E ancora non ti va bene?”

.screen: “Sono solo delle cazzo di sanguisughe. Si attaccano alla prima persona che gli vuole bene. Sono delle disperate in cerca d’affetto. Sono delle disperate in cerca di un’emozione forte che le faccia dimenticare quanto la loro vita sia miserabile. Sei solo una cazzo di giostra. Sei solo un cazzo di bluetornado con il pene. Te lo vuoi mettere in testa? Quella puttana di #35 non te la ricordi? Ci ha usato. Ci ha scopati. E appena ha smesso di farle comodo se n’è andata. Idem #49. Idem #25. Idem un sacco di altre. Non gliene frega un cazzo di chi sei tu. Di quali siano le tue necessità. Di cosa ti rende felice. Vogliono solo il teatrino. La giostra. Lo spettacolino. La trombata per stare serene e tranquille per quei 10 minuti. Risparmiano sulle canne. E’ questo che sei. Un tiro di marijuana con il pisello. Tatuatelo nel cervello, coglione. E non importa la manica di stronzate che diranno per negarlo. Per manipolarti dicendoti che vogliono relazioni, essere sposate, essere rispettate o chissà quali altre puttanate colossali. Lo sai benissimo che è così.”

Filippo: “Hai una visione della vita a dir poco… agghiacciante.

.screen: “Ormai se non lo sento almeno tre volte al giorno comincio quasi a preoccuparmi. Peccato che con la tua visione del mondo ti sei fatto le seghe fino a 21 anni. Per fortuna che poi sono sceso in campo io.”

Arriviamo all’aperitivo. Vedo il cameriere. Ormai sta quasi diventando una tappa. Lo saluto. Lui mi saluta e sorride. #50 non ce la fa quasi più dalla felicità. Lo saluta, tutta contenta.

Ripenso alla settimana scorsa. A quando gli ho portato #49. Quando gli ho portato tre ragazze assieme. La sua faccia è esilarante. Si, sono ancora io.

Cameriere: “Due aperitivi? Comunque… quando hai tempo, magari una volta, ti volevo chiedere una cosa.”

Filippo: “No vabbè.”

.screen: “Se ci chiede di fargli coaching davanti alla tipa mi faccio le seghe.”

Io: “Ah ma lei sa del mio sito, del mio instagram. Tranquillo.”

#50: “Siiii!!! Volevo un sacco conoscerti!! Sei il mio preferito!!”

.screen: “Roba che di sto passo faccio chiavare pure il cameriere per fama riflessa.”

Filippo: “A parte che ti ricordo che una se l’è già chiavata perché mentre eravamo distratti le ha chiesto il numero. Comunque di sto passo quando saremo morti sulla porta di casa nostra ci sarà tipo una targetta ‘Qui ha vissuto .screen’. Risate.”

.screen: “Direi che è il minimo.”

Parlano un po’. Poi il cameriere ci fa i drink. Ci sediamo.

Comincio a palparle le tette. Così, a caso. Tanto ormai è così tanto in soggezione psicologica che potevo anche alzarmi, metterle il cazzo in bocca e me l’avrebbe succhiato.

#50: “Smettila daiiii”.

Vabbè, quasi.

#50: “Comunque non pensavo che fossi davvero così. Cioè leggevo il tuo sito. Leggevo quello che facevi. Ma non pensavo che fossi davvero così tanto sicuro di te. Deciso. Che mi avresti davvero baciata all’istante. Che mi avresti toccata così. Boh, è strano. Peccato essere solo una bistecca per te.”

Io: “Ma non sei solo una bistecca per me.”

#50: “Tranquillo, lo so di esserlo. Non è che devi mostrarti empatico per qualcosa che mangi e poi butti. Sono solo un pezzo di carne. Ne sono consapevole. Ma non c’è nulla di male in questo eh.”

Filippo: “Che palle, ma io vorrei conoscerla.”

.screen: “Tu vuoi fare il frocio. Vuoi fare il fidanzatino di sto cazzo. Vuoi… CONOSCERLA… conoscerla. Ma che cazzo c’è da conoscere. Un cane non lo conosci. Un cavallo che vuoi solo cavalcare che cazzo hai da conoscere. Questa te la vuoi solo chiavare. E ha anche ragione sta rintronata. Chiavatela e mandala a cagare. Ne ho già i coglioni pieni. Mangia rapido e andiamo su che ce la chiaviamo e ci liberiamo il cazzo da sto peso umano.”

Hai presente la fine del film Bravehearth, quando William Wallace viene torturato e potrebbe porre fine a tutto quell’orrore e quella sofferenza gridando pietà?

C’è…una bambina che guarda tra il pubblico.

I suoi occhi per un attimo incrociano i suoi.

Immagino che sotto tortura un attimo sia lungo.

E’…per gli occhi di quella bambina che guarda, che lui grida LIBERTA’!

Se anche a volte vorresti gettare la spugna, se anche vorresti erigere una barriera tra i sentimenti e la seduzione per smettere di sentire tutto questo dolore, per porre fine a questo orrore…

Tieni duro, Lupo.

Perché ci sono i bambini che guardano, e tu per loro sei Dio.

Mostra a quella bambina nascosta tra il pubblico come un vero uomo sorride mentre viene sventrato.

Un giorno lei sarà una donna.

E saprà cosa cercare.

AiViA

#50: “Comunque adesso cosa pensi di fare?”

Io: “Beh, adesso voglio trombarti. Andiamo?”

Verso la batcaverna

hitman sta arrivando

Vorrei solo piangere. Vorrei solo che Dio esistesse. Vorrei chiedergli cosa ho fatto di male. Vorrei chiedergli scusa per tutta la merda che ho fatto in questi due anni. Vorrei dirgli che mi dispiace. Vorrei dirgli che pensavo di star diventando una persona migliore… e invece sono diventato solo un pezzo di merda dei peggiori. Sono diventato una persona che neanche vorrei conoscere. Sono diventato il peggiore di tutti.

Sono una merda, cammino e me ne rendo conto. Non ho neanche più il coraggio di provarci perché non riesco a vedere nessun valore nello stare con me. Non riesco proprio a vederlo. Penso solo di essere un idiota. Un idiota che non ha rispetto per se stesso. E vabbè, succede. Pazienza. Passerà anche questa.

Sto soffrendo come un cane a causa di #5. Sono disperato.

Non dormo da giorni. Leggo qualsiasi libro trovo. Relazioni aperte, poliamore. Risoluzioni problematiche. Video sulle ossessioni d’amore. Qualsiasi cosa. Avevo imparato pure a fare sesso da Dio pur di cercare di tenerla. Non era bastato.

Il mio capo pranza con me. “Filippo, ti vedo un po’ giù”.

“Sto una merda. Sono innamorato di una ragazza. Ma a lei di me non gliena frega nulla”.

“Sai. La ruota gira. Ora è così. Poi finalmente girerà. Non ti preoccupare.”

“Quando girerà. Quando girerà… Aprirò il culo a tutti. A tutti.”

A tutti.

Tutti.

Continua a ripetere che per me è solo un pezzo di carne. Che voglio solo usarla. Che tanto sa come finirà. Che è inevitabile. Che per me è solo un oggetto.

.screen: “Se dice ancora una volta la parola ‘bistecca’ e le spacco la faccia. Lo giuro. Le spacco i denti con un pugno. Non ne posso più.”

Filippo: “Potremmo essere più umani però. Rallentare. Conoscerla meglio. Cercare di capirla. Volerle bene davvero.”

.screen: “Mi commuove il tuo voler non trombare. Adesso prendo il controllo io. Tu adesso sali quelle porcod*o di scale. Le metti una mano nella figa. La sbatti sul letto. E te la chiavi diretto. Non voglio sentire ma. Non voglio sentire parole. Non voglio sentire un cazzo. Hai capito dioca*e? Ne ho le palle piene di tutte ste stronzate. Per stare ad ascoltare quella manica di stronzate per un pelo #49 non te la bruciavi prima ancora di chiavarla. Adesso ne ho i coglioni pieni. Queste sono TUTTE MINCHIATE. E tu lo sai benissimo. TIRI DRITTO E NON ROMPI IL CAZZO. Questa doveva essere una chiavata facile e sta diventando una via crucis. Hai capito porcod*o?”

Filippo: “Si.. si. Scusa.”

Entriamo in casa. Ormai è tutto definito. E’ tutto chiaro. Le apro la stanza. “Vado un attimo in bagno.”

#50: “Ahah tanto lo so comunque come sei. ‘Papi, papi. Rimani come sei. Non cambiare mai. Papiii. Non cambiare maii. Ma io lo so che vuoi usarmi solo come una bistecca’.”

Filippo: “No… non… ora no…”

C’è mio papà che si inginocchia davanti a me. Mi mette la mano tra i capelli. “Filippo, non cambiare mai”. Rimani onesto. Sincero. Una brava persona. E io l’ho tradito. Ho tradito la sua fiducia. E’ per questo che mi ha lasciato. E’ per questo che non mi ama più. E’ per questo che sono da solo. E’ per...

.screen: “Sfigato, vai al cesso.”

Una spadata mi passa da parte a parte. Vado al bagno. Torno. Faccio finta che non sia successo nulla. La bacio. La butto sul letto. Ci spogliamo e ci faccio sesso.

#50. Sono finalmente #50. E… non me ne frega un cazzo. Non sento niente.

Comincio a scoparla. “Ah ecco perché le ragazze scelgono di stare nel tuo harem”. Finisco di scoparla. Vengo.

La abbraccio. Forte. Le dico che le voglio bene. Le bacio le guance.

#50: “Con te… non mi sento una bistecca. E’ strano. Mi piace farti le coccole.”

Io: “Bimba, essere una bistecca è una tua scelta. E tu non meriti di essere una bistecca. Si. Essere usati come un oggetto succede. E se succede non muore nessuno. Ma tu non meriti di essere una bistecca. Sei una bimba bellissima.”

.screen: “Ho seriamente il vomito.”

Filippo: “Le voglio bene. Ha solo bisogno di affetto. E’ un sacco cucciola. Fa così perché ha paura. E tu ti stai comportando come il solito coglione misogino del cazzo.”

.screen: “Oh. Mio. Dio. Ti. Prego. E’ solo una troia come tante altre. E lo sai benissimo anche te. Il fatto che abbia 19 anni. Che sia una bimba. Che abbia bisogno d’affetto. Che si sia trasferita relativamente da poco e magari ha anche bisogno di qualcuno che le stia vicino… non sono cazzi nostri. Devi imparare davvero a distaccarti da ste troie. Non puoi fare la crocerossina di stocazzo ogni volta che vedi un caso umano.”

Filippo: “Allora, intanto non è un caso umano. E secondo, a me lei piace.”

.screen: “Sparatemi. In bocca. Ora. Senti, fammi fare a me.”

Prendo il pennarello. “Aspetta, vieni qui”. Le scrivo #50 sul culo. Lei prende il pennarello. “Vieni qui”.

Filippo: “Mi ha scritto seriamente #80 sul fianco?”

.screen: “Io te l’ho detto che sei un coglione.”

Filippo: “Si ma io…”

.screen: “Tu sei un coglione.”

Filippo: “Ma io pensavo…”

.screen: “Senti per favore, sbattila fuori di casa. E’ abbastanza una merda così com’è.”

Filippo: “Ma io le voglio bene.”

.screen: “Il mio l’ho fatto. Ora fai quel cazzo che ti pare.”

Perché ci sono i bambini che guardano, e tu per loro sei Dio.

Mostra a quella bambina nascosta tra il pubblico come un vero uomo sorride mentre viene sventrato.

#50: “Tu sei più vero di quelli che dicono di essere veri. Mi piaci. Sei una grande bugia. Sei una bolla. Una bolla di felicità. Prima o poi esploderai. Prima o poi finirà. Ma mi piace stare con te.”

[…qualche giorno dopo…]

Mi apre la porta. E’ la bimba più felice del mondo. Ha un vestitino tutto elegante. Si è truccata per bene. Rossetto rosso. Perfetta. Sembra debba fare un provino. Mi sento quasi come se davvero contassi qualcosa. Come se fossi importante per qualcuno. Quantomeno, per qualche secondo.

Non ho mai visto una persona così contenta di vedermi. Mi viene quasi da piangere. La abbraccio fortissimo. La abbraccio come se fosse mia figlia. In un certo senso mi sembra che lo sia. Rimaniamo abbracciati così per qualche secondo. Chiudo gli occhi. E mi sembra di non aver mai voluto così tanto bene a una persona.

Mentre la stringo comincio a capire perché arrivati a una certa età si vuole avere dei bambini. Crescendo si perde quella spontaneità, quella voglia di vivere. Quella speranza nel futuro. Quell’innocenza. Quella capacità di stupirsi anche solo per le piccole cose. Quella voglia di imparare. Quella voglia… di essere… vivi.

Aveva preparato il pranzo per me. Aveva riordinato la casa per me. Aveva preparato tutto neanche fosse arrivato il re in visita al villaggio. Mi sento di non meritarmi tutto questo affetto.

La bacio e rimaniamo incollati. In un bacio senza fine. Un bacio… per sempre. Un per sempre verticale. Totalizzante. Infinito. Un bacio che rimarrà per sempre nel cuore di entrambi.

Mi rendo conto che a voler bene a una persona come me ci vuole una certa dose di coraggio. A voler bene a una persona che pensi che ti possa distruggere in due, se solo volesse. A voler bene a una persona che tutti ti dicono essere totalmente sbagliata. La persona peggiore che tu possa mai conoscere.

Ma in fondo… cos’è la vita senza un briciolo di follia…?

Mostra a quella bambina nascosta tra il pubblico come un vero uomo sorride mentre viene sventrato…

#51 – REVERSE

Questo racconto è scritto da #51.
Non ci saranno commenti miei.
Non servono. Buona lettura.

Me ne sarei pentita? Non lo so, ma la curiosità mi frega sempre.

Mi affascina la possibilità di entrare in contatto con persone che hanno idee ben chiare sulla vita. Filippo mi aveva dato questa impressione. Si, c’era qualche frase che mi faceva storcere il naso, ma nel complesso era risultato molto interessante. Senza contare il fatto che nella vita insegnasse seduzione.

Da mangiatrice di uomini non potevo farmelo sfuggire.

Ero cosciente che tutto ciò che mi avrebbe detto sarebbe stato frutto di esperienze pregresse che avevano già funzionato con altre. Ma non ho mai avuto la presunzione di sentirmi diversa e so che a qualsiasi donna sulla terra fa piacere sentirsi dire certe cose. E questo Filippo lo sapeva bene.

ho finito tutto il blog

L’idea del suo blog non mi faceva impazzire, avevo letto qualche stralcio qua e là, ma l’unica cosa che non riuscivo a mandare giù era il fatto che notasse ogni singolo aspetto di ogni ragazza. Dal modo di vestire, ai modi, alle azioni. Tutto. Odio essere messa sotto la lente d’ingrandimento. Sono piena di difetti e penso che leggerli su un blog avrebbe potuto ferirmi non poco.

Quel suo bel faccino ha avuto però la meglio su tutte le paranoie che mi stavo facendo. Sono passati solo due giorni da quando ci siamo sentiti la prima volta. Mi ha scritto su Tinder e la sua fortuna è stata che il suo messaggio era uno dei primi tre, gli unici che guardo ogni giorno (di sfuggita pure). Ma quel sorriso li mi aveva colpito, non posso mentire.

Arriva sotto casa mia, gli spiego come arrivare alla mia porta ma si perde. Sorrido e sbuffo mentre gli rispiego cosa fare. Finalmente arriva.

Neanche il tempo di chiudere la porta che mi sta già ficcando la lingua in bocca. Che si, è bello. Però non ho fatto neanche in tempo a capire se mi piaci. Ma il bacio è bello. Un po’ insipido. Non capisco cosa manchi e poi me ne accorgo. Non ha un profumo. Io vado pazza per i profumi da uomo, secondo me mettono dentro ormoni di cinghiale perché mi basta anche sentirli di sfuggita per farmi arrapare. Mi sarebbe piaciuto sentire sul suo collo una fragranza forte, legnosa.

Finisco di fare due cose ma lui non tiene mai ferme le mani, mi distrae in continuazione. Decido di dargli qualcosa da toccare così non mi disturba. Mi abbasso la maglia e tiro fuori le tette. Giocaci per due minuti. È bravo, mi fa venire voglia e finalmente ho finito di fare ciò che dovevo.

Lo porto in camera. Siamo nudi in 20 secondi. Mi bacia in continuazione, mi stringe. Mi ripete che lo eccito da pazzi. Decido di iniziare di bocca.

Ecco si, a dimensioni non siamo messi benissimo. Non mi fa impazzire succhiare un cazzo piccolo, sono troppo limitata nelle cose da fare perché mi spariva facilmente tutto in bocca ma ho cercato di fare del mio meglio. Mi è sembrato gradisse dalla quantità di bestemmie che ho sentito nel mentre. Avrei preferito sentire commenti classici, non mi eccita la bestemmia nel sesso.

Prende un preservativo, se lo mette, e mi ci incastro su. Inizio a muovermi e mi sorprendo che nonostante le dimensioni io lo senta così bene. Ora capisco perché gli piace l’amazzone e le posizioni in un certo modo, per farlo sentire meglio.

Lo cavalco un po’ ma mi dice di fare piano o sarebbe venuto subito. Ok, ci sta, è la prima volta. Rallento un po’ ma voglio venire anche io.

Dalle bestemmie siamo passati agli insulti. Inizia a darmi della troia, che devo essere pagata. Boh, perché mi dice queste cose? Ad alcune farà anche piacere ma a me sinceramente fa scendere tutto. Fortunatamente viene e torna ad essere il normale Filippo.

Ci mettiamo vicini, ci abbracciamo e mannaggia perché non profuma?!?! Mi bacia, mi guarda e continua a chiamarmi coccolona (anche no) e poi inizia a parlarmi delle altre “e perché con #13….tu assomigli a #48….e no perché con #17”. Avrei preferito sentire altro. Mi dice cha ha un gruppo dove tutte le ragazze che si è scopato parlano insieme di lui. L’ha chiamato Harem. Ok. Non voglio entrarci. Ma non perché io mi senta migliore di loro, anzi!! Ma perché penso che loro l’abbiamo vissuta in maniera diversa dalla mia. Siano state molto più affascinate e coinvolte di me.

Meglio scopare ancora. È passato un quarto d’ora ma credo che senza un aiuto non si risollevi nulla. Torno con la bocca ma è tutto un “piano, fai piano, così mi fai male”. Mi spiega che glielo avevo consumato prima e che adesso sentiva dolore. DI GIÀ?!??? Faccio pompini da 40 minuti continui e lui mi sta dicendo che dopo 5 gliel’ho consumato? Di sicuro è perché sta scopando troppo in giro, e tra preservativi e bocche diverse si sta irritando facilmente. Dovrebbe cercare di tenerlo un po’ a riposo e curarlo altrimenti gli verrà presto qualche irritazione. Non glielo dico.

Si mette il preservativo e lo rifacciamo. Voglio venire quindi mi incastro sopra di lui. Ci metto abbastanza poco ma al culmine del piacere stringo le unghie sul suo petto e si lamenta del dolore. Orgasmo spezzato. Non importa. È fatto di cracker. Cambiamo posizione. Si mette sopra lui, tiro su le ginocchia e inizia a muoversi. Lo fa bene. Mi piace. Se non fosse che riprende ad insultarmi e quei commenti mi infastidiscono proprio.

Cambiamo ancora posizioni finché lui mi tira uno schiaffo. Spero fosse solo la foga del momento ma dopo poco me ne tira un altro. Gli dico di smetterla ma vorrei tantissimo ficcargli le unghie nel petto e dirgli di non provarci mai più. Mi aveva fatto male e non è come tirarmela sul culo. Non dubito che ad alcune piaccia, ma devi saperlo prima. Ti concedo la mano al collo, sculacciate e capelli tirati. Ma gli schiaffi in faccia no.

Non lo fa più e dopo poco viene. Ci mettiamo vicini e continua a chiedermi coccole coccole coccole. Non capisco se ne ha necessità lui o se pensa che le voglia io. La coccola è un’azione che esce spontanea, quando provi dell’affetto per qualcuno lo dimostri così. Io non provavo affetto per lui, non lo conoscevo e le coccole a comando non mi vengono bene.

Preferivo guardarlo mentre mi parlava. Chiedo anche io qualcosa delle altre, ma solo per curiosità. Mi dice che non scriverà nulla su questa uscita perché non può trarne insegnamenti. Ne sono grata. Mi racconta di #42 e di come l’ha fatta squirtare con le dita e che mentre la toccava continuava ad insultarla. Proprio come aveva fatto con me. Aggiungendo “perché bisogna fare così”. Se lo dice lui.

La voglia c’è ancora. Riprovo. Alla fine lo facciamo una terza volta.

Mi accorgo che a parte toccare e succhiare le tette non ha fatto altro. Non si è spinto più in giù ne con le mani ne con la bocca. E qui ho capito che il suo solo scopo era mettere una tacca. Il +1. La #51 della sua vita. Il resto non importava. Si, sono venuta, ma quello lo so fare anche da sola. Non mi sono sentita speciale per lui, “amata” come ho letto in alcuni screenshot che ha fatto. Ci rivestiamo e andiamo in sala. Mi fa vedere alcune ragazze che sente e leggo che i messaggi che scrive a loro sono identici a quelli che ho ricevuto io.

È tardi. Devo lavorare il giorno dopo. È stato ok. Senza infamia e senza lode.

Filippo è un bel ragazzo, sa cosa vuole, sa cosa fare.

È vero che noi donne siamo tutte uguali, ma le nostre personalità influenzano enormemente la nostra vita sessuale. Se fosse stato tutto più spontaneo sarebbe andata sicuramente meglio. Sono una ragazza passionale e ho bisogno di coinvolgimento assoluto, soprattutto in queste circostanze da avventura. Chissà come sarebbe andata in un’altra situazione. Meglio dormirci su.

grazie per ieri sera
riproveremo sicuramente

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